Messico in Italia: Genova e le avventure del Capitano D’Albertis

Vi siete mai chiesti se c’è “un po’ di Messico” in Italia? Questo interrogativo è stato alla base della mia tesi di specializzazione e, beh, la risposta è si. Pur non noto ai più, anche il nostro paese, nei meravigliosi luoghi di cultura sparsi per tutto lo stivale, ospita reperti archeologici preispanici. La storia delle civiltà precolombiane del Messico, si intreccia con quella di avventurieri, studiosi, collezionisti…per arrivare fino a noi, che ancora oggi osserviamo ammirati tale alterità!

Proprio da un avventuriero vorrei partire, per condurvi in questo viaggio nell’arte precolombiana del Messico in Italia.

Il Capitano ritratto insieme alla statua di Colombo Giovinetto presso il Castello di Montegalletto (© Archivio fotografico Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo).
 

Si tratta del Capitano Enrico D’Albertis (1846-1932): vita avventurosa, viaggi intorno al mondo ma anche grande interesse per l’archeologia, con una particolare attenzione per quella americana! Il castello di Montegalletto a Genova, sua antica dimora, è oggi il Museo Delle Culture Del Mondo.

Il Capitano, nato a Voltri il 23 marzo 1846, era figlio di Filippo D’albertis e Violantina Giusti, proprietari fin dalla fine del Settecento di un’industria laniera con annessa tintoria, il cui fiorente andamento permise alla famiglia di trascorrere una vita piuttosto agiata. Fin da giovanissimo sviluppa una grande passione per il mare e la navigazione e, dopo aver studiato al Collegio delle Missioni a Savona, intraprende la carriera navale presso il Collegio della Marina di Genova. A soli sedici anni è coinvolto nelle prime crociere, viaggiando a bordo di numerose unità della Marina Militare prima e della Marina Mercantile poi, dai cui incarichi finirà per dimettersi.

Come tutte le grandi menti all’avanguardia, si dedica con grande innovazione per quell’epoca, alla nautica da diporto fondando a Genova il Regio Yatch Club e riunendo attorno a sé numerosi intellettuali con i quali compirà i suoi viaggi intorno al mondo.

In particolare, al Capitano è cara la figura di Cristoforo Colombo, alla quale dedica lavori su riviste scientifiche e molteplici studi. Ma c’è di più! Nel 1892, in occasione del centenario della scoperta del continente americano D’albertis, dopo aver studiato minuziosamente le rotte del primo viaggio in tutti i testi colombiani, si cimenta nella ricostruzione della strumentazione del XV secolo e delle tre caravelle, che utilizzerà ripercorrendo le orme di Colombo e i cui modelli saranno poi oggetti di un premio: la prima con una medaglia d’oro al I Congresso Italiano della Società Geografica Italiana, la seconda con una medaglia di bronzo all’esposizione di Chicago.

Il Capitano D’Albertis durante uno dei suoi viaggi in Messico
(© Archivio fotografico Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo).

Il filo rosso che percorre la vita del capitano è il viaggio, e sono i suoi scritti e le fotografie da lui stesso scattate a raccontare di luoghi e culture altre. Ed è proprio la curiosità nei confronti di queste popolazioni così lontane che spinge D’Albertis, durante i suoi tre viaggi intorno al mondo compiuti tra il 1869 e il 1915, a portare con sé esempi della cultura materiale delle genti con cui è venuto in contatto; tutto è minuziosamente inventariato, raccolto in appositi spazi e munito di cartellini con didascalie che ne descrivano la natura e la provenienza, per essere poi esibiti al fine di suscitare nei suoi ospiti curiosità e stupore.

La finalità di conservare tale patrimonio culturale porta il Capitano nel 1880, ad acquistare il Castello di Montegalletto, poi ristrutturato e rimodellato secondo uno stile neogotico e con influenze ispano-moresche. La struttura completa viene inaugurata dallo stesso Capitano nel 1892, in occasione del quarto centenario della scoperta dell’America, che fece della dimora non solo un luogo per celebrare la città di Genova ma anche per ricordare il mito di Colombo e con esso le coraggiose esplorazioni di D’Albertis.

Alla morte del suo proprietario, nel 1932, il Castello per volere testamentario del Capitano viene lasciato in dono alla città di Genova affinché possa divenire un museo.

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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