Viva la Vida: la rinascita dalla disintegrazione.

«Señor, muriò la niña Frida». Poche e dirette le parole dell’autista di Rivera, che ha appena informato Diego della scomparsa di Frida Kahlo.

Si spegne così Frida, in seguito a numerose sofferenze, la notte del 13 luglio del 1954. La causa: embolia polmonare.

Per molto tempo si è sospettato l’ipotesi di un suicidio per overdose di Demerol e altri medicinali che Frida assumeva, complice la situazione di dolore estremo e le pessime condizioni di salute in cui versava la pittrice, unitamente alle ultime annotazioni sul suo diario personale.

«Espero alegre la salida y espero no volver jamás», queste le ultime parole affidate alla carta, insieme al disegno di un angelo nero che ascende al cielo, interpretato come probabile angelo della morte.

Il Sogno, 1940.

Ma la verità è che la situazione emotiva dell’artista era già stata a messa a dura prova a partire dall’anno precedente, in seguito ad una decisione, quella dell’amputazione della gamba destra, che renderà Frida completamente un’altra persona.

Lo racconta Hayden Herrera, nella sua ampia biografia della pittrice. Una decisione che non si poteva evitare, per via della cancrena che non si era arrestata nemmeno in seguito all’amputazione di due dita del piede.

Frida cerca di non darlo a vedere ai propri cari, ma ancora una volta al suo diario affida i suoi pensieri più intimi, che riflettono quanto l’angoscia e la disperazione abbiano invaso la sua mente. La perdita dell’equilibrio e del proprio baricentro; l’inizio di una “disintegrazione”, come lei stessa la descrive, non solo fisica ma anche profondamente emotiva.

La disintegrazione, dal Diario di Frida Kahlo.

È un forte periodo di alti e bassi emozionali, a cui spesso solo Diego Rivera riesce a porre rimedio. In un passaggio della propria autobiografia afferma Rivera:

«Spesso, durante la convalescenza, l’infermiera mi telefonava che Frida stava piangendo e dicendo che voleva morire. Smettevo immediatamente di dipingere e mi precipitavo a casa per consolarla. Quando Frida riposava di nuovo tranquillamente, tornavo a dipingere e andavo avanti oltre l’orario per recuperare il tempo perduto. Certi giorni ero così stanco che mi addormentavo sulla mia seggiola in cima al ponteggio.».

Ma certe volte anche per lui è troppo e il dolore che prova di fronte alla sofferenza di Frida lo porta ad allontanarsi da lei.

La solitudine, i tentativi di suicidio, la frustrazione… quando la metà di giugno del 1954 la sua salute sembra migliorare, riempiendo Frida di speranza e piani per il futuro, tra cui, il più imminente, il festeggiamento dell’anniversario delle sue nozze d’argento.

Frida Kahlo, accompagnata da Diego Rivera, durante la manifestazione comunista del 2 luglio 1954 a Città del Messico.

Tuttavia, la partecipazione alla manifestazione comunista del 2 luglio di quell’anno e un bagno nel cuore della notte, fatto venendo meno alle indicazioni dei medici, aggravano ulteriormente la già precaria salute della pittrice, peggiorando la broncopolmonite che perdurava da lungo tempo e che la porta alla morte.

Viva la Vida, 1954.

Eppure, nonostante la vita intrisa di sofferenze, l’ultimo messaggio attraverso la sua pittura è una dichiarazione di allegria: “Viva la Vida”. Un ultimo saluto alla vita, affidato al rosso passione di una fetta di anguria divenuta iconica in tutto il mondo. La continua rinascita dalle proprie ceneri di un’artista che ha strenuamente combattuto per la propria vita, gomito a gomito con la morte.

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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