La Vergine di Guadalupe, un ponte tra culture.

Il culto alla Vergine di Guadalupe, oggi conosciuto in tutto il mondo, è nato in Messico e veicolato dall’immagine della Vergine Maria apparsa sulla tilma (mantello) di un Indio dieci anni dopo la Conquista, durante l’evangelizzazione degli Indigeni.

L’immagine della Vergine di Guadalupe nella basilica di Città del Messico.

Il 12 dicembre 1531 sul colle Tepeyac si mostra a Juan Diego la Vergine Maria, che gli parla in náhuatl, chiedendogli di recarsi dal vescovo per riferirgli la propria volontà di edificare un tempio in quel luogo.

Il primo vescovo del Messico, Juan De Zumarraga, non da credito, però, a Juan Diego a cui nel frattempo la Vergine appare in altre occasioni. In sogno, gli chiede di cogliere dei fiori e tornare da lei sul colle Tepeyac. Ella tocca le rose di Castiglia che Juan Diego tiene al petto raccolte nel suo mantello e gli dice di ripresentarsi dal vescovo, affinché gli giunga il segno di cui aveva bisogno.

Quando Juan Diego torna da Zumarraga, al lasciare andare il mantello che teneva raggomitolato in grembo per porgere i fiori al vescovo, appare miracolosamente su di esso l’immagine della Madonna, la stessa oggi conservata nella grande basilica dedicata alla Vergine di Guadalupe a Città del Messico.

Caratteristiche simboliche dell’immagine della Vergine di Guadalupe.

Il tessuto con impressa l’immagine della Vergine di Guadalupe rappresenta uno dei grandi misteri del mondo moderno. Le indagini dell’Istituto di Biologia dell’Università Autonoma del Messico hanno evidenziato come si tratti di un due teli di ayate (fibra di agave) cuciti in maniera sovrapposta, quindi di un tessuto estremamente fragile e caratterizzato da una facile predisposizione al deterioramento. Successive indagini hanno messo in evidenza, poi, come il tessuto non sia stato cosparso da nessuna preparazione chimica che favorisca la conservazione dei pigmenti colorati, la cui natura non è determinabile.

Nessuna tecnica pittorica conosciuta può essere associata a quella che ha dato vita alla figura della Vergine, dai tratti meticci, chiamata anche con l’appellativo “la Morenita”. La sua conservazione è un enigma, dopo essere stata esposta al clima umido della Città e alla sua atmosfera ricca di salnitro per circa un centinaio di anni, prima della moderna collocazione incorniciata sotto vetro, appare oggi completamente incorrotta.

È sopravvissuta, inoltre, ad una bomba detonata nel 1921 all’interno della cattedrale durante un attentato e alla caduta sulla tilma di acido nitrico, che ha dato origine ad una macchia che sta svanendo con il tempo.

Vista delle due basiliche dedicate a Nuestra Señora de Guadalupe. A sinistra con il tetto verde acqua la più recente inaugurata nel 1976. A destra l’antica basilica, oggi Tempio Espiatorio a Cristo Re, che come si può notare tende ad affondare nel terreno a causa della subsidenza.

Il culto di Nuestra Señora de Guadalupe acquisì consenso rapidamente, diffondendosi anche al di fuori del paese. Un’icona con la Madonna di Guadalupe fu donata, infatti, dal re di Spagna Filippo II a Gianandrea Doria, che si dice l’abbia portata con sé sulla propria nave durante la battaglia di Lepanto e che è oggi conservata a Genova.

Il racconto delle apparizioni mariane a Juan Diego, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2002, è descritto nell’opera Nican Mopohua (“Qui si racconta”), scritto da Antonio Valeriano tra il 1540 e il 1548 in náhuatl con caratteri latini e successivamente tradotto in glifi. Il testo originale è andato perduto ma si conserva una copia del 1573 a New York, presso la biblioteca della Hispanic Society of America.

Vista delle basiliche dal colle Tepeyac.

La basilica che è possibile visitare oggi, meta di circa venti milioni di pellegrini all’anno, fu costruita negli anni Settanta del Novecento, per sostituire la precedente costruzione, ancora oggi presente con il nome di Tempio Espiatorio a Cristo Re, ma sottoposta ad affondamento progressivo nel terreno a causa della subsidenza.

La Ofrenda” , Aurelio G. D. Mendoza.

Nuestra Señora de Guadalupe si sovrappose al culto della divinità femminile Coatlique, definita Tonantzin, grande madre, appellativo trasferito poi alla Vergine Maria, ma più di tutto assunse la funzione di importante ponte culturale tra la cultura indigena e quella spagnola, definendo parte dell’immagine del Messico moderno.

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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