5 cose che non sapevi sugli Aztechi.

Quante volte abbiamo sentito parlare del Messico e della sua eredità culturale più prossima nel tempo? Aztechi, Templo Mayor, Calendario azteca…ma chi sono davvero gli Aztechi e qual è stato il loro ruolo in Mesoamerica?

Ecco 5 brevi punti per definire i tratti salienti di questa civiltà e della sua storia.

Aztechi o Mexica?

Scena dalla Tira de Peregrinación, che racconta la migrazione dei Mexica dalla mitica terra di Aztlán.

Il termine Aztechi deriva dalle fonti antiche e significherebbe “coloro che provengono da Aztlán”. Essi furono, infatti, gli ultimi a giungere in Mesoamerica; una popolazione di etnia nahua proveniente dal Nord America che si stabilisce nel bacino del Messico nel Postclassico, fondando qui la propria capitale, Tenochtitlán, nel 1325. Una delle fonti più antiche a nostra disposizione, la Tira de Peregrinación, codice redatto dopo la Conquista spagnola nella prima metà del XVI secolo, racconta, infatti, la migrazione da Aztlán (“luogo delle garze” o “luogo della grande bianchezza”), loro mitologica terra di origine.

Ciò che non tutti sanno, però, è che la moderna abitudine di definire “aztechi” gli abitanti di Tenochtitlán non è corretta. La migrazione verso il bacino del Messico coinvolse diversi gruppi, tutti aztechi, ma colore che si stabiliscono al centro del lago di Texcoco costruendovi la propria capitale sono i Mexica e in tale maniera definiscono se stessi.

Excan Tlatoloyan: una triplice alleanza

Excan Tlatoloyan, la triplice alleanza descritta attraverso i toponimi delle città coinvolte.

La storia fa riferimento alla capitale Mexica e al suo Templo Mayor, nel recinto sacro della città, dedicato a Huitzilopochtli, divinità tutelare dei mexica legata al sole e alla guerra, e a Tláloc, dio della pioggia e delle acque; spazio a cui si è sovrapposto nel tempo Città del Messico con la sua piazza principale, Lo Zócalo. Ciò che non è noto a tutti è che l’impero mexica si è formato a partire da una triplice alleanza, in náhuatl Excan Tlatoloyan appunto, che coinvolgeva, insieme a Tenochtitlán, le città di Texcoco e Tlacopan, al fine di liberarsi dall’egemonia di Azcapotzalco, regno che deteneva il potere prima della fondazione della capitale mexica.

Il calendario azteca

La Piedra del Sol esposta al Museo Nacional de Antropología e Historia. © Jesus Silva

Chi non conosce la Piedra del Sol o Calendario Azteca, uno dei reperti archeologici più famosi al mondo? Ma sapevate che non è esattamente un calendario?

Questo monumento incompleto fu rinvenuto nel 1790 al di sotto dello Zócalo de México. Rappresenta un’iconografia molto complessa ed elaborata che raffigura il Sole in qualità di divinità– una commistione tra Tonatiuh e Tlaltecuhtli divinità associata alla terra– e 20 glifi calendarici corrispondenti ai giorni del calendario. Ma sapevate che in realtà non si tratta esattamente di un calendario? Si è a lungo dibattuto se si tratti di una “Temalacatl”, una pietra impiegata per combattimenti gladiatori come avveniva per esempio durante la celebrazione del “Tlacaxipehualitzli” (dedicato a Xipe Totec) oppure di un “Cuauhxicalli”, contenitore usato per ricevere il cuore e il sangue della vittima sacrificale. Al di là delle discussioni, La Piedra del Sol è, di fatto, una pietra sacrificale e quindi pensata per essere utilizzata in orizzontale e non in verticale come la ammiriamo oggi, in tutto il suo splendore, al Museo Nacional de Antropología e Historia di Città del Messico.

Il Tlatoani, imperatore dei Mexica

Pagina del Codice Mendoza dove si può vedere l’imperatore Moctezuma affiancato dal suo glifo nominale.

Abbiamo menzionato un’origine mitologica, un grande impero e importantissime evidenze archeologiche per il mondo moderno. Ma chi si occupava di gestire tutto ciò e di preservare di queste tradizioni?

L’impero aveva, naturalmente, un sovrano, che veniva definito Tlatoani, dal náhuatl “colui che è un buon oratore”. Dal punto di vista storico, nonostante le vicende che si sono susseguite, è possibile, anche grazie alle testimonianze di epoca coloniale, ricostruire numerose informazioni tra cui i nomi dei governanti. Le fonti riportano, infatti, i nomi di tutti i Tlatoque mexica che si trovano sia nei codici, che nelle opere d’arte, accanto alle immagini degli imperatori stessi. Il sistema di scrittura náhuatl combina elementi ideografici con specifici logogrammi fonetici che permettono di identificare tutti i personaggi di una composizione artistica. Nei codici soprattutto, il testo naáhuatl diventa la descrizione dei disegni, dove ogni elemento ha un suo valore attributivo.

Il mondo mexica in età coloniale

Pagina del Codice Fiorentino che illustra alcune divinità, tra cui anche Huitzilopochtli, patrono dei Mexica.

Dopo la conquista, gruppi di frati Francescani e Domenicani furono inviati in Messico con il compito di convertire gli Indigeni alla religione cattolica. Una delle figure più importanti per la conoscenza moderna del mondo nahua è Bernardino de Sahagún, che operò nell’ambito del Colegio de la Santa Cruz di Tlatelolco, fondato nel 1536 da Juan de Zumárraga. Sahagún forma un gruppo di lavoro trilingue, náhuatl, spagnolo e latino e realizza il Codice Fiorentino. Scritto in spagnolo e in náhuatl, quest’opera raccoglie informazioni sulle antiche tradizioni mexica e fornendo dati importanti sulle divinità e il mondo religioso. Oggi il codice è conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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