Monte Albán, capitale dello stato zapoteco

Con questo post vogliamo parlare, in maniera sintetica, della città di Monte Albán e dello stato che essa dominava, pertinente la civiltà definita Zapoteca.

Monte Albán è il nome che viene dato a quest’area in epoca coloniale, a causa alla grande presenza di alberi di Casahuates (ipomenea arborescens), che durante la fioritura conferiscono al territorio circostante un colore bianco predominante tipico dei suoi fiori. Il popolo zapoteco si riferiva, invece, alla città probabilmente con il termine Danibaan, ovvero “montagna sacra”.

Vista sul centro della città.

Durante la fase di olmechizzazione della valle nel Preclassico Medio, era stato San José Mogote il sito predominante del regno zapoteco. Ma intorno al 500 a.C. la città venne abbandonata a favore della fondazione di Monte Albán, verosimilmente dovuta all’esigenza militare e difensiva da parte degli altri siti della valle che confluirono in questo nuovo centro spontaneamente. È il momento della propaganda di nuove dinastie e della diffusione della scrittura, nata nel mondo Olmeca per poi ampliarsi—oltre all’area del Golfo e della Costa Pacifica (lingua mixe-zoque) e agli altipiani del Guatemala con i regni Maya— anche qui, a Oaxaca, dove Monte Albán si trasformò nell’imponente capitale dello stato Zapoteco fino al VII secolo d.C. e, con una popolazione stimata intorno ai 40 mila abitanti, in una della più grandi città mesoamericane.

Nella piazza centrale della città.

Il centro di Monte Albán era rappresentato dalla grande piazza rettangolare, dove nel tempo si svilupparono diverse strutture templari, di cui la più emblematica rimane sicuramente la piattaforma definita “de los Danzantes”, ad ovest della piazza. Con il termine Danzantes ci si riferisce a circa 300 lastre di pietra, con raffigurazioni di personaggi maschili ritratti in posizioni contorte che ricordano i movimenti, appunto, dei danzatori. Si tratta della rappresentazione di prigionieri, caratterizzate da evidenti malformazioni grottesche (nella maggior parte dei casi mutilazioni agli organi genitali da cui sgorga un fiotto di sangue) e simboli calendarici che ne esprimono l’azione di cattura; probabilmente coinvolti in rituali che vedevano nella mutilazione dei nemici il fine ultimo di nutrire la madre terra del loro sangue.

Lapidi cosiddette dei Danzantes.

Molte di queste lapidi furono poi riutilizzate nelle diverse fasi di costruzione del cosiddetto Edificio J, importante monumento con fini propagandistici che miravano a esaltare la grandezza militare della città attraverso una sorta di galleria di lapidi esterne, che mostravano tutti i territori sottomessi. Nel II secolo Monte Albán, infatti, aveva notevolmente ampliato i propri confini oltre la valle, venendo in contatto anche con la città di Teotihuacan, il cui legame portò verosimilmente ad un periodo di controllo politico da parte di quest’utima (così come era avvenuto anche nel mondo Maya per la città di Tikal), che nello stesso periodo vede sorgere un quartiere zapoteco al suo interno.

Il sito archeologico posto in posizione elevata offre una bellissima visuale sulla valle di Oaxaca.

La grandezza militare, l’utilizzo della scrittura e del calendario unitamente all’esibizione del sacrificio, avevano delineato lo sforzo propagandistico zapoteco, che aveva portato alla fondazione di un grande stato unitario e centralizzato, dal potere territoriale, sotto il controllo di Monte Albán e di un sovrano dominatore assoluto. Intorno al 900 d.C., tuttavia, la città, conclusosi già da tempo il periodo di controllo teotihuacano, andava incontro ad una progressiva frammentazione dell’autorità cittadina condivisa da più gruppi di alto lignaggio, che portò alla perdita del suo ruolo dominante sulla valle e alla nascita di altre città rivali come Mitla o Zaachila.

Si arrivò gradualmente, così, ad una sovrapposizione culturale da parte dei Mixtechi, il cosiddetto “popolo delle nubi” originario del nord ovest della valle di Oaxaca, che dominarono successivamente il panorama politico della regione facendo propri anche aspetti della tradizione zapoteca.  

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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