La Casa Azul: universo di Frida Kahlo sospeso tra arte, archeologia e musica.

Dopo il mio recente viaggio in Messico non potevo esimermi dal dedicare un post alla Casa Azul, luogo rappresentativo per eccellenza dell’universo di Frida Kahlo. 

Situata in Calle Londres 247, la casa blu (che viene dipinta di questo colore solo in seguito quando Frida e Diego vi si stabiliscono) risale ai primi anni del Novecento. Il padre della pittrice costruì l’abitazione di famiglia seguendo i canoni estetici dell’epoca: un ampio cortile centrale attorno al quale ruotano tutti gli ambienti domestici per un totale di 800 m².  Nonostante le case gemelle di San Ángel, oggi Museo Casa Estudio Diego Rivera y Frida Kahlo, realizzate nel 1931 da Juan O’Gorman, i coniugi Rivera tornarono ad occupare, ampliandola, la Casa Azul, dove Frida visse fino alla fine dei suoi giorni. Nel 1958, quattro anni dopo la sua morte, l’abitazione della pittrice diventò l’attuale Museo Frida Kahlo; per volontà di Diego Rivera e rispecchiando il desiderio di entrambi gli artisti di lasciare la propria arte così come gli oggetti loro legati al popolo messicano. Non solo è possibile, infatti, visitare la casa nella sua originale disposizione ma anche ammirare alcune importanti opere di Frida come Viva La Vida (1954), Il Marxismo darà salute agli infermi (1954) o Ritratto di mio padre (1951), tra molte altre.

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Collezione di farfalle, omaggio di Isamu Noguchi.

Nella casa si conservano ancora oggi, inoltre, il famoso ritratto fotografico realizzato da Nicholas Murray e la collezione di farfalle omaggio dello scultore Isamu Noguchi, sul baldacchino del letto di Frida, accanto allo specchio posto per la prima volta da sua madre per aiutarla a dipingere dopo l’incidente. 

Tutto è rimasto così come l’ultima volta in cui le stanze sono state utilizzate e si ha la costante sensazione che i padroni di casa si siano assentati temporaneamente per tornare entro pochi minuti.

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Dettaglio della cucina della casa azul.

La stanza di Diego vicino alla sala da pranzo, la cucina in perfetto stile messicano e le statuette preispaniche che adornano il mobilio, non sono solo il riflesso dell’interesse artistico dei coniugi Rivera; aprono uno squarcio sulla vita quotidiana della coppia dal carattere incredibilmente umano. Quante persone hanno trascorso il loro tempo con Frida e Diego, condividendo ottimi piatti della cucina messicana alla loro stessa tavola? Personaggi del calibro di André Breton, Tina Modotti, Edward Weston, León Trotsky, José Clemente Orozco, Rosa y Miguel Covarrubias, Aurora Reyes tra molti altri.

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Studio di Frida Kahlo: il cavalletto regalatole da Nelson Rockefeller e le ampolle con i colori.

Le sale accessibili ai visitatori comprendono anche lo studio di Frida, commissionato dallo stesso Diego a Juan O’Gorman nel 1946. Il cavalletto con pennelli e colori,  la grande libreria colma di volumi di arte e archeologia e, sul fondo della stanza, un manifesto scientifico sulla vita intra uterina (a riprova dell’interesse scientifico della pittrice verso queste tematiche, in particolar modo in seguito agli aborti subiti) riempiono l’ambiente, richiamando momenti di vita vissuta sospesi nel tempo.

Infine la camera da letto, dove Frida trascorse numerosi giorni della propria vita e dove oggi si trovano le sue ceneri, custodite all’interno di un’urna reperto preispanico della collezione di Diego Rivera. Una maschera che riproduce i tratti della pittrice riposa, avvolta da un rebozo, sul letto testimone di tanti momenti bui e custode dei pensieri più intimi. Tutto si affaccia sul lussureggiante giardino della Casa Azul, un tempo abitato dagli animali di cui Frida amava circondarsi, al cui centro si staglia la riproduzione di una piramide preispanica sulla quale sono stati alloggiati altri reperti della collezione di Rivera. 

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Dettaglio della camera da letto di Frida.

 

É molto complesso descrivere a parole l’emozione di trovarsi alla Casa Azul; spiegare come questo luogo sia rappresentazione di un intero mondo interiore, le estremità di un cerchio, il luogo dove tutto nacque, si sviluppò e dove tutto finì.

Sicuro è che chiunque si confronti con Frida non può che partire da qui e così ha scelto di fare anche Marco Mengoni, che all’interno del suo nuovo album, Atlantico, ha voluto dedicare un brano proprio alla pittrice messicana. Un testo consapevole e un ritmo latino impreziosito dalla voce di Adriano Celentano raccontano con sensibilità la storia di questa grande artista, delineandone i tratti principali in una pennellata musicale che sa restituire uno scorcio di grande effetto. 

Un brano che, come lo stesso Marco ha affermato, vuole essere un invito per tutti a saper trasformare la sofferenza in forza, accostandosi a Frida, simbolo di libertà e anticonformismo. Non stupisce, perciò, che la sua canzone si riferisca proprio alla Casa Azul, caleidoscopio che racchiude la storia ed esprime la vita quotidiana di un’artista la cui essenza trascende, libera, questi luoghi che custodiscono con amore il suo ricordo, donandolo al mondo.

Rosa dell’anima chiusa in un’armatura…

3 risposte a "La Casa Azul: universo di Frida Kahlo sospeso tra arte, archeologia e musica."

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