Una vita da blogger: la storia di Denis e del suo blog “con sabor a México”

Se anche solo una volta nella vita avete pensato: “Chi può raccontare il Messico, meglio di un messicano?”, vi assicuro che questo post vi farà di certo cambiare idea!!

Vicentino doc e messicano di adozione, nel suo blog Estoy Messicando! , Denis ci racconta la sua quotidiana esperienza da Italiano all’estero nel paese che è diventato la sua seconda casa dal 2012 e, con i suoi articoli, ci porta con sé in quel meraviglioso caleidoscopio che è il Messico. Con l’ironia e la simpatia che lo contraddistinguono apre uno spaccato sulla vita quotidiana ma anche sulle tradizioni e la storia che contribuiscono a rendere questo paese un luogo unico al mondo.

Io e Denis ci siamo conosciuti per caso, sul web, quando, in maniera totalmente fortuita, mi sono imbattuta nel suo bellissimo spazio. Dall’altra parte dello schermo ho trovato un ragazzo intelligente, gentile, sempre aperto al dialogo e al confronto con gli altri; abbiamo collaborato ad un post sulla figura della Llorona per il mio precedente spazio e da quel momento in poi ogni occasione è stata un arricchimento per la mia vita e la mia esperienza di blogger. Intervistarlo era un piccolo sogno nel cassetto che avevo da un po’ e con questo breve articolo posso finalmente mostrarvi uno dei grandi amici di Alas Para Volar.

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-Raccontaci, come sei approdato in Messico e di cosa ti occupi li?

Sono arrivato nel gennaio 2012 rincorrendo una messicana di cui mi ero innamorato. Una volta arrivato ne ho approfittato per visitare un po’ il paese e quando ho visto che c’erano buone possibilità di lavoro ci sono rimasto. Ora sono insegnante di italiano, francese e spagnolo per stranieri.

-Conoscevi qualcosa del Messico prima di trasferirti? Quale pensi sia l’immagine che di questo paese si ha generalmente in Italia?

Sinceramente non ne sapevo quasi nulla e mai mi era passato per la testa di straferirmici! Questo credo sia uno degli scherzi della vita. In Italia arrivano le due macchiette del Messico, cioè la terra dei narcos e la terra della “buena onda”, spiagge, relax, gente che prende la vita con il giusto atteggiamento, senza “infartare”. Entrambe le immagini sono false. In questo paese non si trovano teste ruzzolanti in ogni giardino e i messicani della capitale sono stressati come ogni buon Milanese. È un paese differente da quello che uno immagina, gli unici che girano con sombrero sono i turisti. Grande eccezione è il Día de la independencia quando i cittadini si “travestono da messicani” diventando tanti Pancho Villa e Adelitas.

-Quali sono gli stereotipi riguardanti gli italiani con cui ti sei dovuto confrontare più spesso? Accade anche sul lavoro?

I messicani vedono gli italiani come gente simpatica, che mangia benissimo, grida ed è fanatica di auto e calcio. Praticamente ci conoscono benissimo!! Scherzi a parte, quando uno studente mi invita a mangiare da lui normalmente gli chiede se posso cucinare una pizza, e tristemente lo deludo con la mia risposta. Altre volte si mettono a parlarmi di calcio e con la mia ignoranza sportiva gli provoco una delusione cocente. Tutto sommato sono cliché positivi e parlano di mafia solo quando esce la parola “Sicilia”, curiosamente non conoscono gli altri cartelli.

-E in tutto ciò, qual è l’episodio più strano che ti sia capitato durante questi anni in Messico?

Tanto la natura come i messicani sono “strani” e fonte continua di sorprese. Potrei citare la meraviglia che provo ogni volta che vedo un colibrì, le tre volte in cui ho potuto ammirare un aro, un effetto ottico che sembra un anello attorno al sole, e la pioggia di cenere, dal Popocatepetl e che raggiunge anche la capitale quando il vento lo favorisce. I messicani sono imprevedibili e potresti trovarti gente che coccola dei bambolotti nel periodo natalizio (rappresentazioni di Gesù bambino che vendono trattati come dei veri bebè) a gruppi di tifosi che sequestrano un bus e obbligano l’autista ad andare allo stadio, a parrucchieri che montano il negozio, in realtà, una tenda da campeggio con un generatore, e ti tagliano i capelli per due euro. Il Messico è surreale.

-E questo mondo surreale direi che riesci a raccontarlo con storie estremamente vivide e sempre coivolgenti! Ma cosa ti ha spinto a realizzare il tuo blog e cosa vorresti trasmettere a chi legge i tuoi post?

È stata un’amica a suggerirmi di cominciare, per descrivere agli italiani questo paese. Ricordavo di essere abbastanza bravo nella scrittura e che in quel frangente riesco a usare un lato sarcastico che quando sono faccia a faccia con una persona non sempre riesco a sfoderare. Mi sembra che sia andata bene! Cerco di mostrare la profondità della realtà messicana e la difficoltà nel capire una nazione così controversa ed esaltante. Da più di due anni scrivo un articolo alla settimana…credo che questo dimostri quanto sia amplio e praticamente infinito un discorso sul Messico.

-Parlando invece delle tematiche legate ad Alas Para Volar, cosa sai di Frida e della sua arte e come percepisci, da Italiano all’estero, la figura di Frida così particolarmente amata in Messico?

Anche qui dovrei partire con una buona botta di sincerità, prima di arrivare in Messico riconoscevo Frida solo come “la bruttona con il monociglio”. Ho poi potuto visitare la sua casa e altri tre musei in cui si espongono le sue opere e ora riconosco “una Frida” anche nelle rare volte in cui l’artista non ha voluto protagonizzare il proprio quadro. So che ormai tutti i messicani la riconoscono come un “logo” di questo paese, ma questo è un po’ triste. Credo che la Frida-persona sia morta in questo tentativo di trasformarla in simbolo, ma allo stesso tempo sono sicuro che lei esploderebbe d’orgoglio nel vedere l’importanza che ha assunto, alimentando così la vena narcisista e egolatrica che la distingueva. Io non riesco a capirla e anche per questo in duecento articoli che ho fatto non sono mai riuscito a scriverne uno su di lei. Era una persona molto complicata e contorta, la maggior parte dei suoi quadri mi provocano angoscia anche se ne riconoscono l’originalità.

-Un altro tema a cui tengo molto per Alas Para Volar, da archeologa mesoamericanista, è la trattazione dei temi legati alla storia e all’archeologia del Messico. Come credi sia percepito il legame con il passato precolombiano dai messicani di oggi? E soprattutto pensi ci sia una maggiore conoscenza delle proprie radici storiche rispetto a quanto possa avvenire con l’italiano medio?

Il Messico ha voluto creare la propria mitografia mettendo al centro del quadro nazionale il “mestizaje” o meticciaggio, l’unione delle razze spagnola e azteca che avrebbero dato origine al popolo messicano, come originale Unione degli opposti. In realtà è solo questo, un mito. I popoli messicani erano molti e non furono solo gli spagnoli a colonizzare ma anche altri europei come irlandesi, inglesi, francesi, degli italiani sparuti, libanesi, coreani, africani schiavi, cinesi…spesso si sente parlare dell’epoca d’oro preispanica, epoca dell’innocenza e della gloria, che sarebbe stata distrutta dall’arrivo spagnolo. A volte si rinnega anche l’antropofagia. Tutto questo non aiuta di certo a creare un passato storicamente valido. L’ideologia nazionale predica una società composta al 50% dai nativi e l’altra metà dagli iberici. Chi ha conosciuto il Messico sa benissimo che di azteco non ha quasi nulla. Le poche eredità dei nativi sono i siti archeologici, i toponimi e i nomi dei cibi e la base alimentare ibridata con la spagnola. I veri nativi, reali eredi dei popoli precolombiani, vengono maltrattati e discriminati, hanno meno capacità di crescita personale e professionale, dimostrando l’ipocrisia del quadro generale. Considerando anche fatto che il meticciaggio non è una prerogativa messicana, ma è parte della storia di tutti i popoli. Se conoscete un minimo di storia romana conoscerete sicuramente i popoli prelatini (veneti, liguri, equi, volsci, Sabini, etruschi, siculi, apuli…) poi conquistati dai romani, dai goti, dagli arabi, dai longobardi, dai franchi, dai francesi, dagli aragonesi…tutto il mondo è frutto dell’unione pacifica o violenta di vari popoli, ma il messicano medio crede di appartenere all’unica nazione del mestizaje. Tutto sommato, il messicano medio è esattamente come l’italiano medio, ha una conoscenza parziale e soggettiva della storia e per forza di cose una conoscenza falsa.

-Un ultima domanda, in chiusura: che consigli daresti a una persona che vorrebbe trasferirsi in Messico o anche solo approcciarsi ad uno stile di vita molto diverso dal nostro?

Lasciate da parte il razzismo e i preconcetti. Quando arrivate cercate di essere una tavolozza bianca e lasciatevi dipingere dal paese. Potrà piacervi o no ma sarà un’esperienza unica. Il gusto del Messico va vissuto in persona. È un paese a volte pericoloso ma con le giuste precauzioni potete visitarlo in tranquillità. Se possibile, mangiate tutto e fate tutto. Il ristorante messicano in Italia non vi ha dato assolutamente NADA di questa nazione. E quando vi troverete in una pulqueria a fare amicizia con degli ubriachelli, starete vivendo in pieno il paese.

Il Messico, quindi, sembra essere capace di infinite cose. Compresa la qualità di regalare incontri fortunati con persone in grado di fare la differenza nella vita degli altri come è il caso di Denis, che ringrazio ancora infinitamente per questa piccola intervista.

Non abbiamo ancora una foto insieme da inserire nel post come repertorio ma credo che rimedieremo presto! 😀

 

Qui i link utili per apprezzare i post e gli articoli di Denis:

Il blog: Estoy Messicando!

Estoy Messicando! su Instagram

Estoy Messicando! su Facebook

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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