Arbol De La Esperanza Mantente Firme.

Gli autoritratti di Frida Kahlo, che siano più o meno apprezzati, hanno tutti una caratteristica che li accomuna: il grande impatto sull’osservatore. Una disamina più attenta porta a cogliere dettagli e simboli che, come più volte si è visto, sono un vero e proprio rimando alla tradizione, tuttavia, una prima semplice occhiata è già sufficiente ad esprimere un sentimento. Con disarmante incisività.

É il caso di Tree Of Hope, dipinto nel 1946. 

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Già nel 1944 Frida scriveva al caro amico di una vita, il dott. Eloesser:

«Ti scrivo dal letto perché la mia spina dorsale continua ad essere malconcia. Ogni giorno che passa va peggio. Sono stata da […] un famoso ortopedico di qui. Mi ha ordinato un corsetto che indosso ormai da cinque mesi. All’inizio ho penato ad abituarmi, perché é una gran rottura di scatole portare un aggeggio come questo, ma non puoi immaginare come mi sentissi male prima di usarlo. Non potevo materialmente lavorare perché ogni movimento, per quanto insignificante, mi spossava. Con il “corsetto” la situazione era un po’ migliorata ma ora mi sento di nuovo male e sono caduta in preda alla disperazione perché non vedo nulla che possa migliorare la condizione della schiena.»

Le condizioni di salute della pittrice erano, infatti, in continuo peggioramento ed è per questo motivo che successivamente fu sottoposta ad un ulteriore intervento alla vertebre lombari. É in seguito a questa operazione che realizzò il dipinto.

L’occhio dell’osservatore incontra una duplice Frida: una stesa, di spalle, su una barella mentre mostra le cicatrici ancora sanguinanti dell’intervento alla schiena; la seconda seduta su una panca di legno, in abiti tehuana, fissa lo sguardo sullo spettatore, con una bandiera e un corsetto ortopedico tra le mani. Sul piccolo stendardo sono riportate le parole “Arbol de la esperanza mantente firme“, quelli che secondo la tradizione rappresenterebbero i versi di una canzone dell’area di Veracruz, Cielito Lindo, che la pittrice amava molto. C’è una buona probabilità, secondo H. Herrera, che la composizione della scena sia stata pensata sulla base della canzone, così come era consuetudine ad esempio nelle stampe di Posada in circolazione all’epoca. 

Gli avvenimenti si svolgono in una landa desolata e disabitata, caratterizzata da una dualità temporale e paesaggistica. Un sole caldo che inaridisce il terreno fessurato, sulla sinistra; una luna argentea che imprime un’atmosfera spettrale, sulla destra. Tutto è riconducibile all’ambito chirurgico. Le nappe scarlatte della bandiera sono il corrispettivo delle gocce di sangue che sgorgano dalle ferite della schiena dell’artista, mentre la punta dell’asta che sostiene il vessillo ricorda la punta insanguinata di un bisturi utilizzato in sala operatoria. Il corsetto che pende dalla mano destra è pronto per essere porto alla Frida di sinistra, perché lo indossi  durante la sua convalescenza. 

Come riporta H. Prignitz Poda esiste però un secondo livello di lettura, che la stessa Frida riporta nei suoi diari, riferendosi al paesaggio del dipinto come specchio della sua situazione emotiva nella continua ricerca di tenerezza da parte di Diego Rivera. Lo dimostrerebbe l’abito tehuana in rosso che indossa la Frida rappresentata a destra nel dipinto. Il colore rosso, così come la scelta di questo determinato huipil, non sarebbe casuale. Questo colore non è sempre presente nelle opere dell’artista. Possiamo apprezzarlo infatti unicamente in tre, tutte in riferimento al legame con il marito: Frida Kahlo e Diego Rivera del 1931; L’abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), Diego, io e il Signor Xolotl del 1949 e quest’ultimo.

L’utilizzo del rosso, associato in questo caso ad uno huipil che richiama il tradizionale pattern della pelle di serpente, si colloca in linea con l’interpretazione che vuole vedere Frida come impersonatrice della Coatlique, dea madre della tradizione azteca che già si è incontrata parlando del dipinto  Frida Kahlo e Diego Rivera del 1931.

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Statua che raffigura Coatlique, conservata al Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico.

Coatlique, colei dalla gonna di serpenti, è una divinità divoratrice legata al sacrificio e di conseguenza al sangue. La rappresentazione di Frida con tali caratteristiche contribuisce a sottolineare la dicotomia tra poli opposti già suggerita dal paesaggio suddiviso in due metà, configurando pertanto la propria sofferenza fisica come un sacrificio, funzionale a fertilizzare il terreno arido alle sue spalle e allo stesso tempo a far tornare il sole; quel sole che nella sua vita era rappresentato da Diego. 

H. Herrera descrive questo dipinto come un “pianto muto”, tuttavia, nonostante il dolore fisico e dell’anima ciò che maggiormente traspare è la grande forza e la stoica resistenza, come quelle di un albero dalle radici salde ben ancorate al terreno. La fermezza di credere ancora in un margine di miglioramento, nell’accorata preghiera sottintesa nei versi iscritti nella bandiera che Frida tiene stretta a sé. 

Purtroppo questa ennesima operazione non riuscì a lenire il dolore alla schiena della pittrice ma fu anzi causa di ulteriori complicazioni che portarono ad un peggioramento del suo quadro clinico. Questo però non le impedì di continuare a dipingere e a lottare con tenacia fino all’ultimo, ogni singolo giorno della sua vita.

Frida Kahlo

«No dejes que le dé sed al árbol del que eres el sol.»

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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