L’arte della guerra in Mesoamerica: los guerreros mexica.

L’impero azteco, formato dalla triplice allenza tra le città di Texcoco, Mexico-Tenochtitlan e Tlacopan, è universalmente considerato uno dei più grandi che la storia dell’uomo abbia conosciuto con la sua vasta estensione che arrivava a comprendere gran parte del Messico centro-meridionale. Questo controllo, definito dagli storici di tipo indiretto, poggiava le sue basi su una complessa organizzazione economica dei territori conquistati che portava alla realizzazione di numerose province tributarie. I tributi erano funzionali alla circolazione di beni di lusso e quindi all’incremento dell’economia, oltre che necessari al sostentamento di una popolazione in continuo sviluppo. 

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Rappresentazione della triplice alleanza dell’impero azteco.

In questa ben definita organizzazione un ruolo molto importante è svolto dall’attività militare, per la quale l’impero azteco è notoriamente conosciuto.  Fin dall’infanzia i ruoli di genere erano ben definiti: gli uomini erano destinati alla guerra. Lo studio dell’arte militare veniva intrapreso con grande fervore mediante un duro addestramento impartito loro nelle scuole dedicate, il telpochcalli nel caso della gente comune, o il calmecac per gli individui di alta levatura sociale. La guerra era considerata un’attività di estrema importanza, il cui principale obiettivo era conquistare altre città, affinché potesse ampliarsi la cerchia tributaria, ma soprattutto la cattura di nemici per le cerimonie sacrificali.

Il sacrificio era una delle componenti principali della religione azteca, che si basava su una connessione tra divinità e uomini che andava a concretizzarsi in una sorta di debito, da ripagare in termini di vite e sangue umani.  Il primo a compiere un atto sacrificale era stata la divinità Quetzalcoatl, che con il proprio sangue aveva dato la vita al genere umano, per questo motivo il sangue è legato al concetto di fertilità ed è ciò che di più prezioso un uomo possa donare alla divinità. Tutto era necessario a preservare il ciclo dinamico del sole e la vita sulla terra così come era. 

Catturare prigionieri era, inoltre, un modo per i guerrieri di avanzare di grado, in una società stratificata e complessa ma in grado di concedere privilegi per merito (basti pensare al titolo istituito da Motecuhzoma I di Quauhpilli, riconosciuto ai soldati valorosi, che permetteva loro di acquisire uno status nobiliare.). 

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Pagina del Codice Mendoza che elenca una lista di tributi pagati all’impero, da notare la presenza di costumi utilizzati dai guerrieri.

Ma con quali armi e tecniche veniva esercitata la guerra?

Naturalmente gli aztechi non potevano avvalersi dei sofisticati sistemi di cui è impossesso la società moderna ma potevano contare su una materia prima straordinariamente versatile ed efficace: l’ossidiana. Questa pietra vulcanica era coinvolta nella produzione di una vasta gamma di oggetti, trovando la sua massima espressione nell’utilizzo per la realizzazione delle potenti armi dell’esercito azteco. Prima fra tutti la Macuahuitl, una spada caratterizzata da una struttura in legno alla quale erano fissate delle lame prismatiche in ossidiana. La potenza di questa arma era di incredibili proporzioni, un solo colpo ben assestato poteva essere sufficiente a togliere la vita al nemico.

Tuttavia poiché, come abbiamo detto, la finalità principale della battaglia era quella di ottenere prigionieri, la maggior parte delle armi costruite veniva utilizzata per stordire i guerrieri rivali e renderli così inabili al combattimento.

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Rappresentazione dal Codice Fiorentino di guerrieri che brandiscono una macuahuitl.

Con lo stesso materiale venivano prodotte punte affilatissime da incorporare a lance, (tepoztopilli) da utilizzare in caso di combattimento corpo a corpo, o utili alla creazione di frecce, lanciate con l’aiuto di un propulsore detto a atlatl

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Esempio di atlatl conservato al British Museum.

La componente principale dell’esercito era rappresentata dai guerrieri delle tre città dell’alleanza imperiale, ai quali si aggiungevano quelli delle città tributarie. Le testimonianze riportate nei codici hanno permesso di identificare 11 diverse tipologie di guerrieri, ognuna a rappresentazione di una particolare affiliazione religiosa.

L’equipaggiamento base a livello vestiario era rappresentato da: una corazza in cotone intrecciato e indurito per proteggere il busto, chiamata ichcahuipilli; un chimalli,  scudo rotondo decorato con un mosaico di piume; per giungere all’armatura completa, diversa per ogni ordine di guerrieri, definita tlahuitzli. La diversità e i colori sgargianti delle diverse tipologie vestiarie era molto importante non solo per il grande impatto estetico ma soprattutto come codice di comunicazione visuale. Ogni comandante, così come ogni unità dell’esercito, potevano essere riconosciuti, sulla base dell’abbigliamento e delle insegne in carta o decorate con piume trasportate sulle spalle. I gradi più elevati erano rappresentati dal Tlacatécatl e dal Tlacochcalcatl, raffrontabili al nostro grado di generale, secondi solo al Tlatoani, il sovrano.

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Alti gradi dell’esercito da una illustrazione del Codice Mendoza. Nelle prime due figure da sinistra è possibile riconoscere, rispettivamente, il Tlacatécatl e il Tlacochcalcatl.

Di tutto l’esercito gli ordini di massimo rango erano rappresentati dai guerrieri aquila (cuauhpilli), in relazione al culto solare, e giaguaro (ocelopilli), associati alla divinità Tezcatlipoca, riconosciuti come forze speciali dell’esercito e cariche ricoperte da individui di alta levatura sociale. Secondo le fonti i primi sarebbero stati impiegati in retroguardia come fanteria leggera, i secondi in prima linea come cavalleria pesante.

Il passato e la tradizione militare dell’impero azteco sono stati fonte di ispirazione per numerosi artisti, tra questi impossibile non citare Diego Rivera, che nei suoi murales riporta in vita il glorioso passato indigeno del Messico.

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Diego Rivera, Guerrero indio. 1931.
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Diego Rivera, Panorama de México. 1931. Palacio Nacional. In basso si possono  notare le rappresentazioni di guerrieri aztechi con diversi costumi.

Ancora oggi queste figure esercitano un grande fascino, soggetti di illustrazioni e opere d’arte di grande impatto e oggetto di studi da parte dell’archeologia sperimentale.

Un passato non troppo lontano che continua ad essere più vivo che mai!

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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