Frida Kahlo: tra auto monitoraggio psicoanalitico e nahualismo.

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Dettaglio de Las dos Fridas, 1939.

Frutto di un’emergenza espressiva del proprio mondo interiore, l’arte di Frida Kahlo si confronta con un’infinita gamma di autoritratti che, come abbiamo già visto, cristallizzano tappe importanti dell’esperienza umana e artistica della pittrice. 

Studi più recenti, tuttavia, hanno voluto focalizzare la loro attenzione non solo sull’aspetto stilistico ma anche sulla funzione psicologica ed emotiva dell’autoritratto; questa forma  pittorica, infatti, sembra assumere nell’arte di Frida il ruolo di “doppio”, nel tentativo di mettere a fuoco la propria personale identità spesso messa in discussione dagli eventi traumatici della sua vita. Tale processo viene definito dagli esperti “monitoraggio psicoanalitico” e pare sia da mettere in relazione con il vissuto della pittrice. Sin da molto piccola, infatti, l’artista avrebbe manifestato la volontà di creare per se stessa un alter ego, come racconta nei suoi diari, una sorta di amica immaginaria, per meglio gestire la realtà della sua quotidianità. Affetta da poliomielite in tenera età  (secondo le moderne ricostruzioni si tratterebbe in realtà di una malattia genetica che avrebbe condizionato anche la vita della sorella Cristina, che subì diversi interventi chirurgici) e con l’incidente poco più che maggiorenne, Frida imparò presto a confrontarsi con la sofferenza. Fu in seguito a questa tragica esperienza che scoprì il potere consolatorio della pittura dipingendo, attraverso lo specchio che sua madre aveva fatto posizionare per lei sopra il letto, il soggetto che meglio conosceva: sé stessa. Questa attività non si limitava ad essere una mera esercitazione artistica ma assumeva le caratteristiche di un risanamento interiore, esercitato attraverso la ricomposizione dell’Io messo in atto nell’autorappresentazione.

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Henry Ford hospital, 1932.

La pittura non va intesa, pertanto, unicamente come un’attività di intrattenimento nei lunghi mesi costretta a letto dalle numerose operazioni ma come un meccanismo psicologico di difesa e di elaborazione post traumatica. Sarebbe questo il leitmotif con il quale interpretare la grande maggioranza di autoritratti prodotti da Frida Kahlo e non riesce difficile pensarlo se immaginiamo dipinti come Henry Ford hospital del 1932, nel quale esorcizza il tema dell’aborto, metabolizzando l’evento in numerosi bozzetti preparatori prima di giungere all’originale; o ad una delle tele più famose Las dos Fridas del 1939, dove il tema principale individuato dagli storici dell’arte è quello del trauma subito in seguito al divorzio dal marito, Diego Rivera. 

Il filone della “depersonalizzazione” a favore di una ricerca identitaria si presta anche alla ricostruzione di un importante background, spesso preminente nelle opere di Frida Kahlo: la tradizione prehispanica

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La mia balia e io, 1937.

Con la mia balia e io non solo si compie il processo di sdoppiamento dell’Io ma si desidera in egual maniera dare spazio alle radici indigene. La pittrice si rappresenta con il volto da adulto poggiato sul corpo di una bambina, vestita con un abito candido e finemente decorato in pizzo, in braccio ad una nutrice india. A causa della nascita della sorella Cristina a distanza di 11 mesi dalla sua la madre non poté occuparsi dell’allattamento, compito per il quale venne assunta una balia. Il ricordo è quello di una Frida adulta, come la condizione del capo reso nel dipinto e pertanto la scena pare caratterizzata da un’atmosfera fredda e asettica. La nutrice non culla la bambina, né la stringe a sé ma si limita unicamente all’attività dell’allattamento. La maschera in stile teotihuacan posta sul viso della balia riporta un’espressione enigmatica, ferma nel tempo e nello spazio così come la scena in cui è inserita. La maggior parte delle interpretazioni della critica sottolinea il difficile rapporto con la madre che la pittrice avrebbe voluto rimarcare in quest’opera ma è certo che, pur con una diversa chiave di lettura, il passato precolombiano del Messico costituisce il fertile sostrato dell’arte di Frida Kahlo. 

Nel mondo prehispanico il concetto di dualità è fortemente presente e in particolare quel processo di sdoppiamento dell’Io che abbiamo finora analizzato può essere riconosciuto in ciò che viene definito Nahualismo.

Secondo una credenza diffusa nel Messico Centrale ad ogni individuo alla nascita veniva affidato un doppio, generalmente in forma animale, che avrebbe vegliato su di lui per tutta la durata della sua vita. Tale creatura, definita appunto nahualli, condivideva la stessa essenza della persona cui apparteneva, lo stesso carattere ma soprattutto lo stesso destino, avendo una ripercussione diretta sulla sua vita.  Allo stesso tempo con il termine hombre-nahualli si identificava anche un individuo in grado di mutare la propria forma in quella di un animale, da alcuni studiosi descritta come una proiezione della propria anima al di fuori di sé stessi all’interno di un altra creatura, acquisendo così un nuovo “involucro” per lo spirito.

E come potrebbe essere considerato un autoritratto se non una proiezione esterna di sé, uno sdoppiamento finalizzato alla ricostruzione di una propria consapevolezza interiore?

Differente è l’interpretazione che ne viene fornita ma è probabile che Frida conoscesse questa concezione, soprattutto in relazione al dipinto The wounded deer del 1946. 

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The wounded deer, 1946.

La tela mostra un cerbiatto trafitto da 9 frecce, intento a fuggire, nel bosco. Sullo sfondo uno squarcio lascia intravedere il mare su cui si abbattono dei fulmini provenienti da nuvole minacciose. La parola “carma” apportata sul fondo della tela, accanto alla firma, sarebbe da associare all’angoscia della pittrice per l’impossibilità di cambiare la propria condizione, soprattutto in seguito alle operazioni chirurgiche cui si sottopose negli Stati Uniti che non riuscirono a migliorare le sue condizioni di salute.

H. Prignitz-Poda collega l’immagine del cervo ferito agli episodi dell’Eneide di Virgilio che vede Didone uccidersi a causa del dolore per l’abbandono di Enea e il loro successivo reincontro nel mondo degli Inferi; tuttavia potrebbe essere ipotizzabile, a mio parere, un’influenza della cultura azteca, in particolare in riferimento ad una particolare tipologia di sacrificio definita sacrificio por flechamiento.

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Sacrificio por flechamiento rappresentato  nel dettaglio di una pagina del Codice Telleriano-Remensis.

Tale pratica, associata alla divinità Xipe Totec era legato al concetto di rigenerazione e al ciclo di Venere; si diffonderà anche tra i Nativi del Nord America, in particolare i Pawnee, restando in uso fino agli inizi del Novecento.

Impossibile, in chiusura, non citare il doppio per eccellenza: Diego Rivera. 

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Diego y Frida 1929-1944,  dipinto del 1944.

Nel suo diario Frida si esprime con queste parole: 

«Diego. Inizio

Diego. Costruttore.

Diego. Mio fidanzato.

Diego. Mio ragazzo.

Diego. Pittore.

Diego. Mio amante.

Diego. “Mio marito”.

Diego. Mio amico.

Diego. Mia madre.

Diego. Io.

Diego. Universo.

Diversità nell’unità.

Perché lo chiamo il mio Diego? Non è mai stato e non sarà mai mio. Diego appartiene a se stesso.» 

Esattamente ciò che riflette quest’opera, donata a Rivera per il quindicesimo anniversario di matrimonio: una diversità nell’unione, un doppio che diventa proiezione di sé in un altra creatura vivente.

Che si tratti di un automonitoraggio interiore o di uno sdoppiamento dell’Io attraverso un autoritratto il processo di iconizzazione di Frida Kahlo resta assolutamente indiscusso. Forse proprio grazie ai suoi autoritratti, alle sue passioni smodate e vissute senza filtri o alla capacità di creare empatia con l’osservatore delle sue opere questa grande artista detiene la prerogativa di essere lei stessa autrice del proprio ingresso nel mito. 

 

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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