La collezione Gelman: arte messicana del XX secolo in mostra a Bologna

Il portone che si varca per accedere alla mostra della collezione Gelman non è semplicemente l’ingresso di Palazzo Albergati ma quello di un intero mondo di messicanità. 

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Palazzo Albergati. ©Artribune

Un grande omaggio all’arte messicana contemporanea e alla rinascita culturale ai tempi della “rivoluzione”, che coinvolge lo spettatore in un’esperienza estetica straordinaria.

Ad essere esposta è la collezione Gelman, che nasce dalla passione per l’arte e dall’unione dei coniugi Gelman: Jacques, ebreo russo che giunge in Messico nel 1938, e la morava Natasha Zahalkaha. La coppia, intimi amici di Frida Kahlo e Diego Rivera, commissiona diversi ritratti agli artisti per poi acquisirne le opere in un momento successivo.

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Frida ritratta mentre lavora a “Autoritratto con collana” in The Detroit News del 2 febbraio 1933.

Come sottolinea Gioia Mori, curatrice della mostra, questo interscambio artistico coinvolge Frida Kahlo nell’ambito di un periodo, quello tra il 1938 e il 1943, che segna un’importantissima trasformazione nell’arte della pittrice e maggiormente nella considerazione che il vasto pubblico maturerà di lei in seguito. Nei primi anni ’30 del ‘900 Frida è , infatti, semplicemente la señora Rivera che dipinge seguendo le orme del grande genio, adottando un registro maggiormente intimistico e miniaturistico se posto a confronto con la vastità dei murales di Diego. Solo dieci anni dopo prenderà il via quel processo di “iconizzazione” che la vede ancora oggi protagonista, una vera eroina in Messico e non solo.

La mostra bolognese esplora questa grande evoluzione, riservando ampio spazio a Frida Kahlo ma compiendo innanzitutto una degna opera di contestualizzazione del periodo storico e artistico del Messico del ‘900 in cui la pittrice è attiva. La prima parte della mostra è dedicata alla grande espressione della rivoluzione messicana e del comunismo, rappresentata dalle opere dei muralisti Rivera e Siqueiros. Di Diego Rivera si racconta il fervore politico e gli ideali che prendono vita nei suoi murales, il periodo europeo fortemente influenzato dal cubismo di Picasso, con il dipinto del 1915 L’ultima ora, ma soprattutto l’attenzione per il mondo indigeno al quale dedicò innumerevoli opere, come Venditrici di calle o Il guaritore, testimoni dell’incredibile attenzione per il dettaglio e dell’abilità di Rivera anche nella cosiddetta pittura di cavalletto. 

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Diego Rivera. L’ultima ora, 1915.
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Diego Rivera. Venditrici di calle, 1943.

Rufino Tamayo, David Alfaro Siqueiros ma anche María Izquierdo che, con la sua Naturaleza viva, anticipa le visioni surreali di Frida Kahlo e insieme alla quale è emblema di quel “Mexicanism” esaltato da MacKinley nel suo Modern Mexican Painters; l’arte che nasce dalla contemplazione della tradizione locale, pregna di misticismo e caratterizzata da quel dualismo ironico/pessimistico.

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María Izquierdo. Naturaleza viva,1946.

La stessa tradizione che Frida sarà in grado di rielaborare in chiave intimistica nella sua arte apparentemente individualista, ricca di simbolismi e rimandi alla storia e alla politica del suo tempo.

A questa sfera più profonda e personale è dedicata la seconda parte dell’esposizione, con l’intero piano superiore di Palazzo Albergati riservato a Frida Kahlo. Oltre le stampe alla gelatina d’argento, fermo immagine di momenti trascorsi,  i ritratti di Nicolas Muray che la immortalarono come una vera dea azteca, troviamo i famosi dipinti e la ricostruzione della sua stanza, così come si può ammirare ora nella Casa Azúl di Coyoacán. Il riflettore si accende sul vissuto della pittrice, parte inscindibile delle sue opere, e alle vicende che più di ogni altra cosa segnarono la sua esistenza: l’incidente, il tema dell’aborto e la tormentata relazione con Diego Rivera. Dai più emblematici L’abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl del 1949 e Autoritratto con treccia del 1941, per giungere, in chiusura di mostra, al più intenso capolavoro di questa grande artista, Autoritratto con Tehuana (Diego nei miei pensieri) del 1943, a Palazzo Albergati è possibile vivere la messicanità con i propri occhi. 

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Frida Kahlo. L’abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl,1949.
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Ricostruzione della camera di Frida Kahlo in esposizione a Palazzo Albergati.

Un allestimento riuscito e coinvolgente (sopra ogni cosa davvero apprezzata la strategia espositiva che colloca i dipinti su uno sfondo blu bordato di rosso a rievocare la Casa Azúl di Coyoacán; e una menzione speciale per la sala dedicata all’influenza che Frida Kahlo ebbe sulla moda con una ricca esposizione di abiti di alta moda.), che apre le porte ad un mondo esotico e parallelo, spronando lo spettatore ad interrogarsi sul concetto di arte e sul filo rosso che costituisce il legame con l’interiorità di ognuno.

La mostra dal 19 novembre 2016 resterà in programma fino al 26 marzo 2017 presso Palazzo Albergati, via Saragozza 28-Bologna.

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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