Il diario perduto di Frida Kahlo-Alexandra Scheiman

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«Espero alegre la salida y espero no volver jamás.»

Così termina il diario di Frida Kahlo, dopo una vita ricca di emozioni, dolori..sentimenti. Ed è a partire da questa citazione che si apre il primo romanzo di Alexandra Scheiman, scrittrice e psicologa messicana, pubblicato in Italia da Rizzoli con il titolo di Il diario perduto di Frida Kahlo.

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«Ti ho chiamato per portare un messaggio alla mia Madrina. Desidero spostare il nostro appuntamento. Quest’anno non ci saranno offerte. Voglio che venga domani. Dille che spero che il viaggio sia gioioso, e che questa volta non voglio tornare.»

Un appuntamento con la morte; figura onnipresente nella vita di Frida grazie ad un patto che la lega ad essa, la Madrina, dal giorno di quel fatidico incidente che poteva costarle la vita ma in seguito al quale, miracolosamente, riesce a sopravvivere. 

Quando, infatti, all’età di diciotto anni la famosa pittrice rimane coinvolta nello scontro tra un autobus e un treno che le procura molteplici fratture alla colonna vertebrale e alle gambe, costringendola a letto per mesi e mesi, il suo destino doveva essere diverso. Improvvisamente si ritrova catapultata in un mondo fatto di giuda di cartapesta, teschi di zucchero, statuine precolombiane e una figura di donna, la Llorona, che banchettano ad una tavola imbandita dove tutti giorni è la festa dei morti. A lei sembra solo un sogno ma ben presto si renderà conto che il patto stipulato con la signora, la Madrina, così come quel regno incantato, è reale : per nuovi anni da vivere chiede in cambio grandi pene e sacrifici. Per ogni cosa concessa, una se ne esige in cambio. E la vita scorre così, tra momenti di estrema ma effimera gioia e grandi sofferenze fisiche e amorose fino a quando il Messaggero, il misterioso personaggio a cavallo che compare nei momenti più disparati preannunciando la volontà della madrina o eventi nefasti, non verrà ad annunciare la fine di tutto. 


Perno attorno al quale ruota la storia è un piccolo quadernetto che Frida ha ricevuto in regalo dall’amica Tina Modotti, ribattezzato Il libro dell’erba santa, dove annota tutte le ricette della tradizione messicana, associate agli eventi vissuti e alle persone che prediligevano questi piatti. Perché come le diceva sempre Lupe, la prima moglie di suo marito Diego Rivera, il modo migliore di colpire e accattivarsi le persone è il cibo.


Devo dire che questo romanzo per me rappresenta una vera sorpresa. Pur da grande appassionata di Frida Kahlo, non sono mai riuscita a leggere con piacere delle opere che parlassero della sua vita in una forma diversa da quella del saggio; come se mi risultasse impossibile pensare che qualcuno potesse essere in grado di immedesimarsi a tal punto in Frida da rendere il tutto verosimile. 

 

Oltre a ripercorrere la vita di questa grande artista, rievocandone le opere con grande emozione, è molto originale l’idea di abbinare ogni episodio ad una o più particolari ricette della tradizione messicana (interamente riportate con i procedimenti corrispondenti.). Così tra pozole, pico de gallo, mole, tamales, atole e molto altro arte e cucina vanno a braccetto per ricostruire la vita, i sapori, le tradizioni. Quella che emerge, naturalmente, in maniera marcata è la festa dei morti, il Dia de Muertos, durante il quale vengono allestiti altari e un’offerta in termini di cibo, la Ofrenda, per i propri defunti. Perché in Messico la visione della morte, così come il modo di rapportarsi ad essa, è completamente differente: variopinta, allegra e conviviale.

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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