Las dos Fridas

Disse Frida riferendosi, in tempi di grande sconforto, al più grande amore della sua vita:

Yo sufrí dos accidentes graves en mi vida, uno en el que un autobús me tumbó al suelo… el otro es Diego.

Le vicende che segnarono gli anni condivisi dai due artisti sono disparate. La continua e inguaribile infedeltà del marito portò Frida a numerosi alti e bassi e, in seguito  alla relazione di Diego con sua sorella Cristina, si giunse al divorzio.

A tale periodo risale il quadro Las dos Fridas, realizzato nel 1939, una delle opere più imponenti dell’artista e considerata uno dei suoi massimi capolavori. Sulla tela sono rappresentate due versioni della pittrice, quella vestita con gli abiti tradizionali tehuana, che tiene in mano una medaglietta con un ritratto del marito da bambino, e la Frida maggiormente europea, in un abito di pizzo dal collo alto. Sullo sfondo campeggia un cielo nuvoloso, foriero di un temporale. Le due immagini mostrano in evidenza i loro cuori collegati da una vena che le unisce ma che è recisa e tenuta stretta dalla Frida di sinistra mediante delle pinze chirurgiche.

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Las dos Fridas, 1939.

Per lungo tempo gli storici dell’arte hanno ipotizzato che la figura di destra rappresentasse la moglie devota e tanto amata da Diego, negli abiti tradizionali, mentre quella di sinistra una Frida maggiormente caratterizzata da un aspetto europeo che Diego non accetterebbe. Tuttavia lo stesso artista trascorse buona parte della sua gioventù in Europa e per questo risulta difficile capire per quale motivo dovrebbe disprezzare tale aspetto in relazione alla moglie. La lettura più recente risulta, infatti, essere differente.

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Julio Romero de Torres, Ángeles y Fuensanta. 1909.

Sulla base del paragone tra Las dos fridas e un quadro di Julio Romero de Torres, Ángeles y Fuensanta, proposta da H. Prignitz- Poda, le due immagini speculari potrebbero rappresentare la personificazione dell’amore divino e di quello terreno e, pertanto, l’espressione della maggior importanza del primo, nella sua purezza, rispetto al secondo visto come possessione unicamente materiale.

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L’atmosfera rimane, comunque, pervasa da una grande tensione avvolta da uno sfondo carico di nubi scure che collocano la scena in un contesto trascendente, quasi sospeso nel tempo e nello spazio. Come sempre i colori utilizzati non sono casuali e il blu dello huipil indossato dalla Frida di destra, unitamente al verde della gonna, sono specchio della profonda tristezza che la pittrice prova per il divorzio dal marito, che cerca tuttavia di sopportare stoicamente senza mostrare lacrime, lo sguardo dritto negli occhi dell’osservatore.  La figura di sinistra mostra più di un abito dal taglio europeo; la decorazione sulla gonna fa riferimento agli abiti nuziali che venivano utilizzati in Messico negli anni Trenta del Novecento, dal pizzo finemente lavorato. Due macchie di sangue prendono il posto di una medaglietta, volutamente asportata, come controparte a quella che ritrae Diego sulla destra.

Sempre secondo H. Prignitz-Poda, si sarebbe trattato di un’immagine del padre di Frida (il vestito bianco è infatti molto simile a quello realmente indossato dalla madre nel giorno del suo matrimonio, come possiamo vedere dal dipinto Mis abuelos, mis padres y yo del 1936) dando luogo ad una sorta di distacco dalla figura del genitore. Non è quindi solo il divorzio a creare un blocco circolatorio ma la situazione nel suo complesso, i difetti fisici e strutturali che non possono essere modificati. La stessa Frida tiene tra le mani, infatti, la pinza chirurgica che ferma l’emorragia. Sopravviverà e la vita andrà avanti, nonostante il cuore spezzato.

Il divorzio da Diego, ad ogni modo, segna profondamente questo periodo della vita di Frida la quale, distrutta dal dolore, sfoga tutta la sua frustrazione e sofferenza nella pittura, che diventa anche un modo per conquistare l’indipendenza, non solo economica ma che diventa, nell’ambito di questa ampia produzione,  anche indipendenza sentimentale; è evidente nel dipinto Autorretrato con pelo cortado, realizzato nel 1940.

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Autorretrato con pelo cortado, 1940.

Seduta su una sedia posta al centro di una stanza, l’artista si rappresenta con i capelli tagliati e sparsi sul pavimento. Ha abbandonato i vestiti tradizionali per un abito maschile dalle dimensioni molto ampie, lasciandosi alle spalle, unitamente ai capelli, tutti quegli elementi che definiscono la bellezza femminile in generale ma soprattutto che definivano ciò che per Diego era elemento espressivo di bellezza e sensualità in lei. Torna quindi all’aspetto che aveva da ragazza, quello della foto di famiglia che il padre le scattò nel 1926 e che riporta l’attenzione ad una Frida giovane e libera come prima di essere sposata. Tuttavia l’apparenza di un aspetto prettamente maschile è solo apparente, lo testimoniano  gli orecchini e le scarpe con il tacco.

Sul margine superiore il quadro è arricchito dal verso di una canzone, nota in quegli anni e sulla quale gioca il significato del dipinto, che recita così: “Mira que si te quise, fué por el pelo, ahora que estas pelona, ya no te quiero”. (“Guarda che se ti amai fu per i tuoi capelli, ora che sei pelata, non ti amo più”). Da evidenziare il doppio significato della parola pelona, che identifica una persona con i capelli rasati ma, nella cultura messicana nello specifico, la figura della morte. La stessa Frida vi si riferisce in diverse occasioni con tale soprannome. In questo caso quindi mostrando il timore nei confronti della morte, nei confronti di un futuro incerto e privo dell’amore della sua vita.

Nel 1940 Frida si sposta a San Francisco per subire un ulteriore intervento alla schiena, è in quella occasione che Diego, anch’egli in America per lavoro, le propone di risposarlo. Così il giorno 8 dicembre 1940, compleanno di Diego, i due tornano ad essere marito e moglie e si stabiliscono nuovamente nella Casa Azul di Coyoacán.

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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