La leggenda della Llorona

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La leggenda legata al personaggio della Llorona accomuna Messico e Sud America ed innumerevoli sono le versioni, così come le ambientazioni, che danno vita a questa figura incredibilmente affascinante. 

La più diffusa collega la Llorona a Malinche, importante personaggio storico che rivestì un ruolo chiave nella storia della Conquista del Messico come interprete di Hernán Cortés, con il quale ebbe un figlio, Martín.

Secondo la leggenda,  i regnanti di Spagna volevano richiamare in patria Cortés, temendo un possibile tradimento e per questo motivo inviarono una bellissima donna in Messico per convincerlo a tornare. Egli decise di portare con sé in Spagna il proprio figlio, abbandonando Malintzin al suo destino. Troppo tardi Malinche, infatti, si sarebbe resa conto del suo ruolo nell’ambito della Conquista e, in preda al rimorso, avrebbe pregato i suoi antichi dei che,  dopo esserle apparsi in sogno, l’avrebbero avvisata che se avesse lasciato partire suo figlio, egli sarebbe ritornato in Messico portando con sé solo dolore e sterminio. Così la notte prima della partenza, la donna scappò con il suo bambino; i soldati spagnoli la cercarono dappertutto ma quando la trovarono sulla riva di un fiume era già tardi. Ella aveva pugnalato al cuore il figlio, gettando il corpo nell’acqua. 

Dopo la sua morte, la donna avrebbe continuato a vagare gridando e piangendo disperata per il suo bambino, divenendo nota con il nome di Llorona, donna che piange appunto, e  la sua storia sarebbe così giunta fino a noi.

Naturalmente, sappiamo che i fatti furono storicamente ben diversi, ma quella legata a Malinche non è l’unica leggenda e non è l’unica figura che viene associata alla Llorona

Se nel Messico preispanico, infatti, si ricollega la figura della Llorona alle donne morte di parto, in alcuni paesi del Sud America si ambienta la leggenda in epoca coloniale.

Alcune storie parlano di una donna che, mentre era intenta a lavare i panni sulle rive del fiume, perse suo figlio trascinato via dalla corrente e che, da quel giorno ella vaghi piangendo e urlando disperata in cerca del bambino. 

Un’ulteriore versione racconta, invece, di una donna indigena innamorata di un nobile hidalgo spagnolo. Ebbero tre figli pur non sposandosi mai; egli non aveva formalizzato l’unione ma spesso si recava a farle visita. Tuttavia i genitori lo richiamarono in Spagna, poiché avevano trovato per il figlio una moglie degna del suo rango. Quando l’uomo tornò a salutare per l’ultima volta la donna lei, impazzita per il dolore, finì per prendere i figli, ucciderli e gettarli nel fiume. Dopo essersi resa conto del gesto che aveva compiuto, morì per la sofferenza. Da quel momento, tutte le notti si aggirò per le strade urlando e piangendo per la perdita dei figli. 
 

Queste leggende sono divenute famosissime in tutto il Messico e Sud America, finendo per diventare il simbolo di un dolore atavico, della fine di un popolo e della perdita delle proprie radici, nell’impossibilità di dimenticare questi tragici avvenimenti. 

La Llorona è diventata un simbolo di messicanità, di identità nazionale, ancor di più quando divenne una canzone, magistralmente interpretata dalla cantante Chavela Vargas ma anche da altri artisti, quali ad esempio Lila Downs.


Sulla stessa metrica venne composta inoltre una canzone di protesta contro la guerra, La Llorona De Los Estudiantes.

Nel 2002 la canzone de La Llorona viene riproposta all’interno del film biografico su Frida Kahlo interpretato da Salma Hayek. Ad eseguirla è la stessa Chavela Vargas, che conobbe la pittrice quando era ancora in vita e decide così di renderle omaggio. 

La Llorona oggi viene quindi associata anche a Frida Kahlo, simbolo di messicanità per eccellenza, figura popolarissima in Messico e nel mondo, icona del XX secolo.

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Nel Giugno scorso ho partecipato ad una delle tappe del nuovo tour di Marco Mengoni, con uno dei suoi nuovi lavori “Parole in Circolo”. Sono rimasta stupefatta quando, come intro ad uno dei suoi grandi successi, ha eseguito proprio una parte del brano La Llorona!! 

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©Liz Argenteri

 L’interpretazione è stata ricca di pathos e intensità!

Una bellissima sorpresa e un momento carico di emozione, ricordando un paese che porto sempre con me, più di un bagaglio culturale, una seconda identità.
 
Vi lascio una piccola parte de La Llorona. La canzone nella sua versione estesa è molto più lunga e ne esistono innumerevoli interpretazioni. Questa è una della strofe più note.

Todos me dicen el negro llorona
Negro, pero cariñoso
Todos me dicen el negro llorona
Negro, pero cariñoso

Yo soy como el chile verde, Llorona,
Picante pero sabroso.
Yo soy como el chile verde, Llorona,
Picante pero sabroso.

Ay de mí, Llorona, Llorona,
Llorona, llévame al río,
Ay de mí, Llorona, Llorona,
Llorona, llévame al río,

Tápame con tu rebozo, Llorona,
Porque me muero de frío.

Tápame con tu rebozo, Llorona,
Porque me muero de frío.

Si porque te quiero, quieres, Llorona,
Quieres que te quiera más,
Si ya te he dado la vida, Llorona,
¿Qué más quieres, quieres más?

(Tutti mi chiamano “el negro”, Llorona,

nero ma affettuoso,

tutti mi chiamano “el negro”, LLorona,

nero ma affettuoso.

Io sono come il peperoncino verde, Llorona

piccante ma gustoso,

io sono come il peperoncino verde, Llorona

piccante ma gustoso.

Ahimè! Llorona, Llorona,

Llorona, portami al fiume,

ahimè! Llorona, Llorona,

Llorona, portami al fiume.

Coprimi con il tuo scialle, Llorona

perché sto morendo di freddo,

coprimi con il tuo scialle, Llorona

perché sto morendo di freddo.

Se per volerti, vuoi, Llorona,

Vuoi che io ti voglia di più.

Se ti ho dato già la vita, Llorona

cosa vuoi? vuoi di più?)

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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