Viene la muerte echando rasero..

La morte, in Messico, è parte della tradizione così come la sua celebrazione. Attesissimo è per tutto l’anno il Dia de muertos, dove la morte è la protagonista di veri e propri festeggiamenti la cui finalità è proprio quella di celebrare, per contro, la vita e il ricordo dei propri cari defunti, in un mix tra modernità e tradizioni indigene.

Così come tutto ciò che fa parte della cultura popolare messicana anche questa tematica trova il suo spazio nell’arte di Frida Kahlo, soprattutto in relazione agli episodi della vita privata della pittrice caratterizzati da estremi dolori fisici e della sfera morale e sentimentale. 

Uno tra i dipinti più rappresentativi e pregno di molteplici significati è la tela Niña con mascara de muerte, del 1938.

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Niña con mascara de muerte, 1938.

Qui l’artista rappresenta una bambina, verosimilmente sé stessa all’età di quattro anni, con una maschera di quelle che si indossano durante la celebrazione del giorno dei morti in Messico e che assume, quindi, il ruolo della morte stessa. Tra le mani la piccola tiene un fiore tagetes, anch’esso simbolico di questa celebrazione, del tipo di fiori che vengono portati come offerta ai defunti in questi giorni di festa. Al suolo è possibile notare una seconda maschera, raffigurante una tigre, simbolo di sacrificio, che porta ad una ulteriore lettura dell’immagine. Il riferimento è, infatti, da ricondurre alla vita personale della pittrice e all’esperienza dell’aborto. Frida sapeva bene che  Diego Rivera non desiderava avere figli, situazione che la fece soffrire moltissimo e che la condusse alla sofferta decisione di sottoporre il proprio fisico a più di un aborto programmato. Il dipinto, quindi, non solo si riferisce alla morte come elemento di celebrazione e parte del folclore ma come personale afflizione dal senso di colpa in seguito a tali vicende. La maschera indossata dalla bambina si riferisce con chiarezza al sacrificio, dei suoi figli e della propria dolorosa infanzia. 

L’esperienza della morte legata al mondo dell’infanzia ma anche il dolore dell’età adulta.

Ulteriore esempio è l’autoritratto Pensando en la muerte, del 1943.

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Pensando en la muerte, 1943.

Si ritrovano qui i canoni stilistici degli autoritratti di Frida Kahlo, che si raffigura in atteggiamento meditabondo, lo stesso degli autoritratti in abiti tehuana, realizzati nel medesimo anno. L’attitudine non è però quello di un distaccato ascetismo ma di una seria riflessione sull’esistenza. La morte non è rievocata solo nella rappresentazione al centro della fronte della pittrice ma anche negli altri elementi decorativi. Lo huipil che indossa è, non casualmente, di colore rosso, il quale era utilizzato dagli antichi Aztechi per dipingere la pelle di coloro che venivano designati per un sacrificio; così come in maniera altrettanto non casuale è la fascia che tiene legati i capelli dell’artista, nera, come nero è il colore utilizzato per esprimere il lutto e l’idea della morte. Lo sfondo, caratterizzato dall’ampio muro di vegetazione, il cui fogliame sembra nascere direttamente dalle spalle di Frida, con le sue intricate venature condensa tutta la difficoltà della sopportazione di tanto dolore quale la sofferenza causata dal marito e la costante lotta contro la morte nel suo delicato stato di salute. Da ultimo ma non per importanza la rappresentazione della morte che si posa tra le sopracciglia della pittrice, non quella celebrata con allegria nel Dia de Muertos, con l’allusione di una vita oltremondana, ma delle nude ossa poste al centro di un paesaggio arido, sospeso nel tempo e nello spazio. 

Non è possibile non concludere questa breve disamina con una delle opere più emblematiche di Frida Kahlo, oggi purtroppo andata perduta, La mesa herida del 1940.

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Frida Kahlo mentre lavora al dipinto “la mesa herida”.

In questo dipinto il tema della morte si intreccia con quello del tradimento, nella realizzazione più maestosa tra tutte le opere di Frida, insieme a Las dos Fridas, dipinto nello stesso periodo. Soggetto della rappresentazione è, come dal titolo, la tavola, umanizzata dalla presenza di gambe umane. La scena è un chiaro riferimento all’ultima cena, dove l’attenzione è focalizzata su Frida che siede attorniata da un eclettico gruppo di strani personaggi; il tutto si svolge su un palcoscenico, inquadrato da un imponente tendaggio. Lo spettacolo non è altro che un surreale pièce teatrale della vita stessa dell’artista. A destra si riconosce un Judas di cartapesta, riferimento a Diego e al suo tradimento dei voti coniugali, a sinistra un enorme schelScreen Shot 2012-07-30 at 6.03.18 PMetro gioca con una ciocca di capelli di Frida; la figura riporta una ferita al bacino, proprio come quella causata dall’incidente che coinvolse la pittrice in giovane età, conferendo una ancora maggiore confidenza di questa figura con lei. A questo bizzarro spettacolo assistono, in apparente totale incoscienza i nipoti dell’artista, Isolda e Antonio, e il cerbiatto Granizo, simboli di purezza e innocenza. Al grande dipinto lavorò senza sosta in occasione della Exhibición Internacional del Surrealismo, che doveva tenersi a Città del Messico nel gennaio dello stesso anno. Sfortunatamente la tela scomparve molti anni dopo, nel suo viaggio verso Mosca, al fine di essere esposto in una mostra dedicata a Frida Kahlo e Diego Rivera, insieme ad alcune opere di quest’ultimo.

Come sempre l’opera di Frida riesce a farsi veicolo di innumerevoli simbologie e contesti differenti, tra tradizione, folclore e vita privata.

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

2 pensieri riguardo “Viene la muerte echando rasero..

    1. Già! 🙂 quello dell’arte di Frida e della tradizioni del Messico è un mondo meraviglioso! Grazie mille per aver letto l’articolo! 😀

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