Gli animali come emblemi nell’arte di Frida Kahlo: i pappagalli

Come già si era detto a proposito delle scimmie, allo stesso modo  anche i pappagalli giocano un importante ruolo simbolico nell’ambito della pittura di Frida Kahlo, in un autoritratto che poco ha in comune con gli altri, ricco di elementi innovativi.

 Vediamone insieme un esempio.

 Io e i miei pappagalli,  1941. 

L’interpretazione fornita da Helga Prignitz-Poda mette in luce un periodo di grande forza interiore della pittrice.

Tutto in questo autoritratto si distacca dalla produzione di dipinti che siamo abituati a vedere, già a partire dal titolo, dal quale traspare una massiccia presa di coscienza; non più semplicemente Autorretrato ma un imperante Yo y mis pericos. Il muro di foglie che solitamente si staglia dietro la pittrice è stato sostituito da un formale sfondo scuro, quasi simile a quelli degli studi fotografici, e lo sguardo non è quello di una Frida sofferente o disperata, come nei successivi autoritratti con tehuana, ma un’espressione di profonda fierezza. 

Nel 1941 la vita di Frida sta affrontando numerosi cambiamenti. Ha ripreso in mano la sua vita sentimentale, convolando a seconde nozze con Diego Rivera, con il reciproco accordo di concedersi un mero amore platonico libero dalle convenzioni e pertanto che lasci adito anche ad altre relazioni extraconiugali. La pittrice si sente libera e audace e lo dimostra in ogni dettaglio di questo dipinto.

Sono proprio i pappagalli il centro concettuale di tale condizione. 

I pappagalli rappresentati sono, infatti, della famiglia dei pappagalli amazzoni, tipo diffuso in America Centrale; esplicito è il riferimento alla mitologia greca, in particolare alla figura della Amazzoni e della loro regina Pentesilea. La fama di queste donne guerriere divoratrici di uomini trova qui una nuova chiave di lettura; i pappagalli sono disposti sulle spalle di Frida ma il loro sguardo non si incontra mai, così come la stessa pittrice e Rivera che, pur sposati, conducono vite separate. Frida riscrive il mito e l’ideale femminista del ruolo della donna, presentando se stessa come una Amazzone e delineando una rivincita della figura femminile su quella maschile attraverso la propria emancipazione sentimentale. Lo dimostra la modifica apportata allo scollo della blusa indossata da Frida, come si nota da una foto realizzata insieme al quadro con Nicolas Muray, fotografo newyorkese con il quale aveva intrecciato una relazione in quel periodo.

Frida with Nick

A supporto di tale lettura vi sono, inoltre, la sigaretta, tenuta tra le dita con lasciva disinvoltura e gli anelli indossati dall’artista. Quello centrale, in particolare, raffigura il lingam legato a Shiva, e il yoni simbolo dedicato alla sua paredra, entrambi derivanti dalla mitologia indiana, a rappresentare la fusione tra l’elemento femminile e quello maschile.

Quello che ai nostri giorni potremmo definire Girl Power!

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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