Frida Kahlo e la tradizione: il costume tehuana

Già molte volte si è sottolineato quanto nell’opera di Frida Kahlo nulla sia lasciato al caso e quanto piccolissimi dettagli possano celare importanti riferimenti storici e culturali. La tradizione messicana entra con prepotenza negli autoritratti della pittrice, il cui background funge da punto di partenza per grandi intrecci di pensiero. Proprio a questo proposito non si può non dedicare  attenzione anche alla tradizione tessile messicana, di cui Frida stessa si incaricò promotrice nel mondo, facendo degli abiti tradizionali una suo tratto distintivo. In particolare famosissimi sono gli autoritratti dove la pittrice si raffigura con il velo tehuana, tipico abbigliamento dell’etnia zapoteca dell’istmo di Tehuantepec, compreso nella regione di Oaxaca, Chiapas, Tabasco e Veracruz. Il velo, unitamente ad uno huipil (blusa) e ad una lunga gonna bordata di bianco, entrambi coloratissimi, con la rappresentazione di fiori e impreziositi dai meravigliosi gioielli indossati dalle donne di questa regione, formano uno dei look più conosciuti al mondo.

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Frida con il velo tehuana

Il costume tehuana era diventato parte di un concetto identitario, un’immagine di sé che Frida sceglieva di presentare al mondo e che tanto piaceva a Diego, il quale era solito farle dono di numerosi gioielli che ella indossava con grande disinvoltura, dagli orecchini e anelli di giada precolombiani alle perle in plastica delle collane più economiche. Ma indossare tale vestiario rappresentava molto più di una semplice esperienza estetica. Questi abiti erano tipici delle donne indie e contadine, comunemente percepite come maggiormente legate alla terra, e indossarli per le donne di città era diventato una sorta di status symbol, una maschera che le liberava dalle costrizioni delle convenzioni borghesi. Frida era sicuramente consapevole del grande potenziale che si celava dietro questi abiti, ovvero quello di creare un doppio e di enfatizzare le caratteristiche tipiche delle donne di Tehuantepec, descritte come forti, coraggiose, sensuali e bellissime. Il costume tehuana era come la stessa pittrice esprimeva nel suo diario:

“Il ritratto in assenza di una sola persona”.

Esso si trovò ad essere, tuttavia, nello stesso tempo cornice di tanta bellezza e maschera di un grande dolore, fisico e morale. Nei tempi in cui la pittrice si trovò costretta a letto a causa dei suoi problemi di salute questi abiti divennero un diversivo per farla sentire più magnetica e sensuale agli occhi di chi la osservava e per distrarla da tutti gli eventi negativi che minavano il suo piccolo mondo.

Autorretrato con Tehuana o Diego en mis pensamientos, 1943. 

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In questo autoritratto Frida sceglie una formale versione di questo abito tradizionale per esprimere l’adorazione che prova nei confronti del marito Diego, raffigurato al centro della fronte dell’artista, con le spalle che poggiano sulle sopracciglia ad ali di gabbiano della stessa, al centro dei suoi pensieri, dominandoli; pensieri che prendono la forma di  filamenti bianchi e neri che si dipartono dal capo e dai fiori posti su di esso per tutta la grandezza della tela. Naturalmente la scelta di questi ultimi non è lasciata al caso: la Bougainvillea è una pianta notevolmente diffusa nella regione meridionale del Messico e la Margherita è famosa per il gioco d’amore che le giovani innamorate riservano ai suoi petali. L’immagine si focalizza sulla figura di Diego e soprattutto sulla sua assenza nella vita della pittrice, che Frida cerca di colmare con una sorta di preghiera. Helga Prignitz-Poda riporta che la pittrice nel periodo in cui realizzò questo dipinto si dedicasse allo studio della mitologia indiana, tema che trasparirebbe, in questa opera nello specifico, in rimandi al mito delle divinità indù Parvati e Shiva. Parvati, per ottenere l’amore di Shiva, decise di dimostrargli di poter competere con lui nella meditazione e di allenarsi al fine di raggiungere il massimo autocontrollo, praticando con grande fatica ogni giorno per arrivare a dominare l’arte dell’ascetismo. Allo stesso modo l’artista sembrerebbe mostrare la grande costanza e pazienza acquisite, attraverso i filamenti che dal capo si sviluppano per tutta la tela; mentre medita Frida sembra attendere anch’essa una ricompensa da parte degli dei, che mostrino comprensione nei suoi confronti ma sopra ogni cosa che Diego possa darle prova di un amore vero e profondo.

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Iniziato nel 1940 il dipinto fu portato a compimento solo tre anni più tardi a causa dei problemi di salute della pittrice e delle molteplici operazioni che fu costretta a subire.

Autorretrato, 1948.

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In questa variante, strettamente legata al dipinto precedente, Frida si raffigura nelle medesime condizioni di meditazione e costante attesa, tuttavia in uno stato di completa disperazione. Il riferimento al mondo orientale appare ancora evidente nei piccoli yin-yang ricamati, che circondano il velo che incornicia il volto della pittrice. Tali simboli, che rappresentano la complementarità degli opposti a creazione di una fusione perfetta, stridono in questa rappresentazione di grande sofferenza e rassegnazione; Frida, di fatto, si arrende all’impossibilità di poter diventare una moglie felice. Le sue sono lacrime silenziose, mentre allo sfondo colmo di fiori appassiti e secchi viene dato il compito di completare il quadro di tale desolazione.

Il velo tehuana resta ancora oggi un importante abito tradizionale indossato con orgoglio dalle donne dell’istmo di Tehuantepec e simbolo distintivo.

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Lila Downs in uno scatto dall’album Pecados y Milagros.

Un esempio è rappresentato dalla cantante Lila Downs, grande portavoce delle tradizioni del Messico nel mondo, originaria della regione di Oaxaca, che si è mostrata con il velo in diversi scatti dall’album Pecados y Milagros ma anche durante performance dal vivo come questa che lascio di seguito.

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