Gli animali come emblemi nell’arte di Frida Kahlo: autoritratti con scimmie.

É noto quanto gli animali giochino spesso un ruolo fondamentale nella pittura di Frida Kahlo, protagonisti, insieme alla pittrice, di numerosi autoritratti o parte integrante dei paesaggi rappresentati. 

Un particolare ruolo di rilievo è da attribuire alla figura della SCIMMIA, non solo animale domestico ma vero e proprio simbolo di cui l’artista si serve per esprimere i propri stati d’animo. Sarebbe riduttivo, infatti, e del tutto minimizzante, pensare che ritrarre questi animali nei dipinti sia, da parte di Frida, unicamente dovuto al fatto che essi scorazzassero liberi nel giardino della Casa Azul e facessero parte della sua vita quotidiana. La loro rappresentazione va di gran lunga al di là delle apparenze, dando vita all’universo interiore della pittrice. Nello specifico, le scimmie di cui si parla appartengono al genere Ateles,  definite anche scimmie ragno,  diffuse nell’America centrale e meridionale, caratterizzate dal possedere una coda prensile molto robusta e forte, che viene utilizzata alla pari di un quinto arto. Sono inoltre fra i pochi primati a organizzarsi in numerosi gruppi di individui guidati da esemplari femminili dominanti, con una prole a prevalenza anch’essa femminile, carattere curiosamente accostato allo stato familiare di Frida.

Nella tradizione la figura della scimmia viene spesso associata al peccato, all’aspetto sensuale e lascivo, che mette l’uomo in relazione con la propria fragilità di fronte alla tentazione. Tuttavia questa non è l’unica interpretazione possibile; secondo alcune convenzioni, infatti, come riporta H. Prignitz-Poda, questo animale è anche definito un emblema di quanto il troppo amore possa rivelare risvolti pericolosi. Questa lettura deriva da storie raccontate negli antichi bestiari, nelle quali si riportava la consuetudine da parte delle madri dei cuccioli, o più spesso dalla figura paterna, di trasportare la prole tanto amata schiacciata al petto, causando con frequenza la morte per soffocamento del cucciolo stesso. L’atteggiamento in cui Frida dipinge questo animale, cioè nell’atto di cingere le sue spalle, spesso è stato associato all’allegoria che vede la scimmia come simbolo dell’arte e quindi dell’abilità artistica e intellettuale dell’uomo che si sforza di migliorare la propria condizione naturale. Tuttavia, questa ultima interpretazione sembrerebbe essere la meno adatta alla lettura simbolica delle opere di Frida Kahlo, la quale tende a conferire alla propria arte una dimensione maggiormente introspettiva; lei stessa affermava: “Nunca pinto sueños o pesadillas. Pinto mi propria realidad.” (“Non dipingo mai sogni o incubi. Dipingo la mia realtà.”).

Sono molteplici quindi gli esempi in cui ritroviamo questi concetti.

 

Fulang Chang ed io, 1938

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Autoritratto con scimmia, 1938.

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Il secondo dipinto risale all’epoca della prima esposizione di Frida a New York, città nella quale si trovava quando ritrasse questa tela. Il quadro, infatti, si proponeva come una alternativa di “Fulang Chang ed io”, opera che ritraeva la pittrice insieme alla scimmia di proprietà di Diego Rivera e che il direttore del Museo di Arte Moderna aveva chiesto di poter acquistare. Questo però era stato già venduto e Frida, in meno di una settimana, ne realizza un secondo che ne richiami le tematiche. Naturalmente, la scimmia ritratta non indica solamente l’animale a cui si ispira. Essa si riferisce, infatti, al concetto di lascivia ma soprattutto di un amore troppo soffocante. 

L’animale e la pittrice sono collegate da un fiocco verde, colore che richiama i cattivi consigli ma anche i buoni affari, ed è certamente questo che si vuole sottolineare, lo stato di un’artista famosa a cui vengono richieste opere su commissione. Allo stesso modo al collo presenta una collana molto particolare composta da osso e una conchiglia rotta, tenute insieme da un nastro rosso sangue. Lo sguardo di Frida, però, non esprime soddisfazione per i traguardi raggiunti ma rimane fisso, come congelato, riflettendo lo stato d’animo di una donna stanca di combattere per realizzare il proprio destino e tormentata dai dolorosi ricordi d’infanzia. 

Quando dipinse questa tela Frida si trovava a New York ma sola, Diego infatti non aveva potuto accompagnarla, e altrettanto sola sarebbe stata nel viaggio verso Parigi che la aspettava, vista l’impossibilità del marito di poterla seguire. Lo stato d’animo espresso qui, pertanto, è quella della paura dell’abbandono e della perdita di Diego, nell’impossibilità di poter fare qualunque cosa per impedirlo. A sottolinearlo maggiormente lo sfondo di foglie, spesso ricorrente negli autoritratti, al quale sembra agganciata senza possibilità di movimento. 

Anche altri due dipinti rappresentano la stessa simbologia dell’amore eccessivamente soffocante e pericoloso, si tratta di:

Autoritratto con collana di spine e colibrì, 1940.

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Di questo dipinto si è già parlato per quello che riguarda la simbologia religiosa. Ciò che risalta maggiormente è anche un altro aspetto, ovvero la incredibile fissità della pittrice, che si rappresenta frontale, contrapposta alle due figure accanto a lei che sembrano essere le uniche creature in movimento. La scimmia e il gatto, in atteggiamento aggressivo alle spalle dell’artista.

Autoritratto con scimmia, 1940.

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É forse questa l’opera nella quale emerge con maggiore efficacia la simbologia della scimmia.

Aldilà dell’onnipresente muro di foglie appare Frida, con accanto l’animale che le cinge le spalle. Entrambi sono legati fra loro da un nastro rosso acceso, colore del sangue, che dall’acconciatura della pittrice arriva ad includere il collo del primate e a fasciare con altrettanti giri quello dell’artista. La zampa della scimmia appare come un prolungamento naturale della treccia di Frida, a rimarcare ulteriormente il concetto di amore soffocante e a conferire alla composizione un’aria inquietante e sinistra. Al momento della realizzazione della tela Frida aveva appena divorziato dal marito e si era immersa in un lavoro senza sosta, sia per esorcizzare il suo dolore, sia per rendersi economicamente indipendente e poter affrontare le spese per le cure mediche. L’arte l’aiuta a esplorare e a mettersi in contatto con la propria interiorità, chiedendosi  quale possa essere stato il motivo che ha portato al fallimento del suo matrimonio e se la sua condizione di salute possa essere stata fattore penalizzante.

Vi sono poi:

Autoritratto con scimmia, 1943.

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Abbigliata con uno huipil bianco e fronteggiando l’osservatore con sguardo autoritario e fiero, Frida si ritrae con l’usuale sfondo di foglie. Dalla blusa che indossa manca una nappa, simbolo, dal detto spagnolo “tomar la borda“, dell’acquisizione del titolo di laurea. La pittrice si rappresenta quindi come una accademica, a giudicare anche dall’acconciatura, che senza altri colori oltre al nero, ricorda il classico copricapo da laureato. In questo periodo, infatti, aveva ottenuto il ruolo di insegnante presso la scuola di pittura e scultura del Ministero della Pubblica Istruzione, nell’ambito del quale si era creata un gruppo fisso di allievi, chiamati “Los Fridos”, quattro come quattro sono anche le scimmie che, attorno a lei, la osservano con ammirazione. La cingono per le spalle e l’animale sulla destra  arriva persino a tenerla per il braccio con la coda e afferrandole lo huipil.  Allo stesso tempo, non solo si presenta come docente realizzata ma anche come una regina. Alle sue spalle, infatti, campeggia un unico esemplare di quello che viene definito Flor de la Reina, il fiore della regina, l’unica e cioè Frida. Il suo successo come insegnante la rende più sicura di se, lo sguardo è imperscrutabile ma tradendo un pizzico di ironia. Il ritratto di un insegnante in mezzo ai suoi studenti.

Autoritratto con scimmia, 1945.

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A collegare i tre personaggi è un nastro dorato, che chiude il suo percorso avvolgendo la firma dell’artista in alto a destra. La pittrice e gli animali sembrano richiamare alla memoria le tre scimmie della tradizione buddhista: il primate con gli occhi sgranati che non vede il male, l’artista con le labbra serrate che non parla del male e il cane con le orecchie prominenti che non sente il male. La statua in terracotta alle spalle di Frida, non rappresenta solo il suo amore per l’antica cultura del Messico ma soprattutto fa riferimento ad una esperienza collocata nel passato della quale non riesce a parlare. Gli animali sono come degli alleati dell’artista ai quali ha confidato i suoi segreti, che rimarranno per sempre tali. In questo caso, perciò la figura della scimmia, così come quella del cane, è da interpretare come simbolo di protezione ed empatia.

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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