Frida Kahlo nel paese «de los gringos»

Negli anni Trenta del Novecento Frida Kahlo e Diego Rivera si trasferiscono per quattro anni negli Stati Uniti, a causa di alcuni incarichi affidati a quest’ultimo. Dapprima a San Francisco, successivamente si spostano a New York e poi a Detroit. 

Questa fase della vita di Frida è ricca di emozioni contrastanti; da una parte l’apertura all’influenza di nuovi luoghi e nuove persone conosciute durante il percorso, dall’altra la nostalgia degli ambienti a lei più familiari e la solitudine, mentre il marito intratteneva molteplici relazioni extraconiugali.

Frida è la moglie esotica e particolare del grande artista, il suo fiore all’occhiello. Presenzia a numerose feste dove incontra la crema della società americana e i riferimenti culturali del momento, riducendosi però troppo spesso a figura di supporto del Maestro Rivera. 

Nonostante tutto, anche questo riesce ad essere un periodo produttivo dal punto di vista artistico. Emblema di questi anni è sicuramente Autoritratto al confine tra Messico e Stati Uniti, del 1932. 
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Autoritratto al confine tra Stati Uniti e Messico, 1932.

In quest’opera Frida si rappresenta al centro della composizione, su un piedistallo sul quale è inciso il suo nome e l’anno in cui è stato dipinto il quadro. Si raffigura in un elegante abito rosa, come pronta per una delle tante serate glamour a cui partecipava con il marito, ulteriormente arricchito dai dettagli dei guanti di pizzo e della collana di corallo con pendenti verosimilmente d’argento, tipica dell’artigianato messicano. Tra le mani stringe da una parte la bandiera del suo paese natale, dall’altra tiene tra le dita una sigaretta. In posizione statica e sopra un gradino l’artista rappresenta se stessa come la signora Rivera, come una bambola, accentuando la distanza con la quale si osserva dall’esterno inserendo non il suo nome bensì quello di Carmen Rivera. 

In posizione centrale suddivide il dipinto in due sezioni. A sinistra troviamo una rappresentazione del Messico e della sua storia, con particolare riferimento al periodo pre-ispanico. Vediamo un tempio azteco, delle piramidi che presentano un altare per i sacrifici, sovrastato da un sole e una luna simboli delle antiche divinità. Subito di fronte troviamo delle statuette che non sono solo reperti archeologici in quanto tali ma specchio di due diversi periodi vissuti dalla stessa Frida. 

Una figura femminile di colore più chiaro che mostra le sue parti intime e una più scura che tiene tra le braccia un bambino senza testa. Frida come la ragazza di giovane età, quindi, e come la donna che ha appena perso il suo bambino. Durante la permanenza negli Stati Uniti, infatti, l’artista aveva subito un aborto spontaneo, evento che la segnerà per tutta la vita.

La parte destra del dipinto presenta invece una rappresentazione dell’America attraverso il complesso industriale Ford, tra i cui fumi ne appare la bandiera; alle spalle si staglia l’affollato skyline di Detroit.

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Frida mentre realizza Autoritratto al confine tra Stati Uniti e Messico.

Il dettaglio che maggiormente inquadra il soggetto di questo dipinto è il terreno raffigurato in sezione di fronte al piedistallo su cui è posata Frida. Dal lato messicano del paesaggio sono visibili delle piante esotiche in piena fioritura che tuttavia, ad una osservazione più attenta, risultano essere piante velenose. In particolare del genere che causa irritazione alla pelle al solo tocco e il cui consumo può portare all’infiammazione delle mucose interne e pertanto alla morte. Tra queste è raffigurata anche la pulsatilla vulgaris, pianta comunemente utilizzata nell’omeopatia ma anche per indurre l’aborto.

In corrispondenza delle radici della vegetazione, a destra, troviamo invece i cavi elettrici che mantengono in funzione i macchinari industriali e che a loro volta, così come le piante del lato opposto, traggono la loro energia dal terreno. L’energia che produce un mondo tecnologicamente avanzato come quello degli U.S.A corrisponde all’energia cosmica che pervade il paesaggio messicano e la stessa Frida è influenzata da entrambe. Ciò che emerge è quindi, non un criticismo nei confronti dei due paesi, ma il tentativo di inquadrare una possibile connessione di cui lei stessa si sente parte, a metà tra il “vecchio” e il “nuovo mondo”. 

Questo “nuovo” mondo, tuttavia, è foriero di un altro dolore che affligge la pittrice.

Già nel 1930 Frida era stata costretta ad interrompere una gravidanza a causa dei problemi di salute; in seguito al trasferimento a Detroit l’artista rimase incinta per la seconda volta e, dubbiosa riguardo al fatto di poter proseguire la gravidanza, chiese consiglio al dottor Leo Eloesser, amico fedele e rinomato chirurgo conosciuto a San Francisco, il quale la affidò alle cure dell’Henry Ford Hospital dove i medici erano ottimisti sulla sorte del bambino che portava in grembo. Le cose però presero una piega differente e la pittrice subì un secondo aborto.

La sofferenza, la solitudine e la nostalgia delle persone care in un momento di grande dolore: tutto ciò viene nuovamente raffigurato ed esorcizzato in un dipinto dal titolo Henry Ford Hospital o Letto volante, nel 1932.

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Henry Ford Hospital o Letto volante, 1932.

Frida rimase per tredici giorni in ospedale, ed è a partire dal tempo qui trascorso che inizia a metabolizzare l’avvenimento attraverso disegni e bozzetti che porteranno all’opera definitiva.

La pittrice si raffigura nuda su un letto di ospedale sul quale compare il nome della struttura, il lenzuolo completamente intriso di sangue. Il viso è solcato da un’unica grande lacrima bianca mentre sul ventre, ancora ingrossato per la gravidanza, la donna tiene un filo rosso che collega diversi elementi simbolici. Al centro un feto, ovvero il bambino che l’artista ha perso; alla sua sinistra una riproduzione anatomica dei lombi femminili e alla destra una lumaca, simbolo dello scorrere del tempo e del ciclo femminile. Sulla parte bassa del dipinto si notano, da sinistra, una macchina, verosimilmente uno sterilizzatore a vapore, che poteva aver suggerito un qualche legame con la sua condizione fisica inadatta a portare a termine la gravidanza, un’orchidea appassita e una raffigurazione di un bacino femminile.

Tutto indica il motivo dell’aborto e sembra fluttuare nel vuoto, da qui il secondo nome del quadro, mentre sul fondo si staglia un paesaggio arido e desolato inquadrato dalle industrie Ford di Detroit.

Nonostante le grandi sofferenze il periodo americano si traduce in una sorta di inaugurazione del periodo maturo nella pittura di Frida Kahlo e rappresenta un momento ricco di contrasti. Lei stessa era affascinata dal progresso pur non trovandosi a suo agio nel paese in cui  tutto ciò avveniva. Scriveva in una lettera al Dr. Eloesser: 

L’High-Society di qui mi irrita, e ce l’ho su con tutti questi ricchi, perché ho visto migliaia di persone nella miseria più nera, senza niente da mangiare e senza un posto dove dormire; è la cosa che mi ha colpito di più; è terribile vedere questi ricchi che fanno festa giorno e notte mentre migliaia di persone muoiono di fame…Sebbene il progresso industriale e meccanico degli Stati Uniti mi interessi molto, gli americani mi sembrano completamente privi di sensibilità e di buon gusto. […]

Luci e ombre, quindi, di quattro anni trascorsi negli Stati Uniti d’America.

Pubblicato da Francesca Scarioli

Mi chiamo Francesca e sono un’archeologa specializzata in arte azteca presso l’Università di Bologna. Alas Para Volar è la mia casa, dove condivido con il mondo la mia passione per la cultura messicana, nell’intento di poterla diffondere soprattutto in Italia, dove spesso poco si conosce di questo meraviglioso paese.

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